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Martedì 6 Dicembre 2016, ore 01.51
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Petrolio

Quel 38,6 per cento di probabilità che torni a scendere

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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L’Islam europeo è tutto sunnita. Quello balcanico lo è perchè è di derivazione ottomana, quello occidentale lo è perchè l’immigrazione viene da zone sunnite. Per questo non vediamo sotto i nostri occhi l’intensità del conflitto che divide il mondo sunnita da quello sciita, un conflitto endemico nella storia millenaria dell’Islam che si è riaperto in forme cruente dopo la rivoluzione iraniana del 1979.

Le bombe nelle moschee sciite in Pakistan e Afghanistan, la decennale guerra tra Iran e Iraq negli anni Ottanta, l’ingovernabilità del Libano, la guerra dell’Isis sunnita contro i governi sciiti di Iraq e Siria, l’assedio in corso ad Aleppo, la guerra in corso nello Yemen, la penetrazione sciita degli ultimi anni nel Sahel sunnita, il tentativo iraniano di sollevare le popolazioni sciite dell’Arabia orientale contro le case regnanti sunnite, prima fra tutte quella di Saud, sono tutte aspetti di un conflitto che è stato paragonato, per intensità e per molteplicità di fronti, alla guerra dei Trent’anni nell’Europa del Seicento.

La guida del mondo sunnita è contesa tra la Turchia neo-ottomana, l’Egitto che ospita le grandi università islamiche e l’Arabia Saudita, custode dei luoghi sacri e grande finanziatore dell'espansione islamica nel mondo. La guida del mondo sciita è l’Iran.

Se il petrolio è oggi a 47 dollari e non a 100 è per due motivi. Uno, ben noto, è l’esplosione del fracking americano. L’altro, meno considerato ma altrettanto importante, è il conflitto durissimo tra Arabia Saudita e Iran.

(Nella foto: Raffineria a Corpus Christi, Texas)
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