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Lunedì 29 Maggio 2017, ore 00.35
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Marine

L’esplosivo sotto la casa comune dell’euro

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Da un paio di decenni la storiografia sulla Grande Depressione degli anni Trenta, tradizionalmente centrata sugli Stati Uniti, indaga il ruolo decisivo della Francia nel fare precipitare la situazione a livello globale dopo il 1929. La Francia rientrò nel sistema di cambi fissi rispetto all'oro nel 1926 con un franco sottovalutato. Negli anni successivi ebbe quindi un forte surplus commerciale che le permise di accumulare oro. Tra il 1929 e il 1931 la Francia assorbì l'8 per cento di tutto l'oro esistente nel mondo senza sterilizzarlo, senza cioè creare moneta per un importo equivalente. In casi analoghi la sterilizzazione, fino alla Grande Guerra, era stata la regola (così come lo era la distruzione di moneta da parte dei paesi che perdevano oro) ma il riavvio del sistema negli anni Venti era avvenuto senza prevedere questa clausola essenziale. La Francia accumulò oro invece di spenderselo per mercantilismo, una politica che funziona se sono solo in pochi a seguirla (non tutti i paesi possono essere in surplus nello stesso momento).

L'8 per cento di oro ritirato dalla circolazione, al quale va aggiunta una quota americana (anch'essa non sterilizzata), provocò la caduta globale dei prezzi, il fallimento di molti debitori (e quindi dei loro creditori) e l'esplosione della disoccupazione. La cosa ricadde in pieno sulla Francia, che mantenne il cambio con l'oro mentre tutti gli altri paesi, uno alla volta, svalutavano. Alla fine la Francia si ritrovò con tanto oro e tantissimi disoccupati. La pressione sociale travolse il governo e portò al potere il Fronte Popolare nel 1936. Il Fronte svalutò massicciamente e aumentò aggressivamente le retribuzioni. Due anni dopo, esaurito il gruzzolo d'oro e salita l'inflazione, il Fronte fu mandato a casa a sua volta, mentre sull'orizzonte si profilavano la guerra, l'Occupazione e Vichy.

Vedremo tra qualche settimana se la grande stagnazione francese seguita al 2008 porterà all'elezione di Marine Le Pen e a un nuovo terremoto globale. La Francia ha una delle opinioni pubbliche più irrequiete e insofferenti del pianeta e periodicamente si lascia andare a esplosioni di rabbia a volte creativa, a volte distruttiva.

(Nella foto: Macron, Fillon e Le Pen al carnevale di Nizza)
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