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Mercoledì 24 Maggio 2017, ore 10.12
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Piano di evacuazione

Pensare a come uscire, senza ancora uscire

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Nei mercati c'è sempre qualcuno che compra e qualcuno che vende. Normalmente compratori e venditori sono in uno stato d'animo di relativa tranquillità. A volte, come avviene nei crash, i venditori sono nervosi come chi va al patibolo e i compratori tranquilli come il
boia. Negli short squeeze, al contrario, a essere nervosi sono quelli che si sentono (o sono) costretti a comperare, mentre i venditori sono sereni e si divertono.

Ogni tanto, come in questo periodo, è nervoso tanto chi è dentro il mercato quanto chi ne è fuori. Intendiamoci, non c'è panico e non c'è entusiasmo incontrollato e i mercati, in apparenza, possono anche sembrare ordinati e perfino annoiati. Sotto la superficie tranquilla, tuttavia, si possono cominciare a vedere le bollicine del nervosismo. L'acqua si sta riscaldando.

Chi è investito si chiede se non sia il caso di uscire. Questo succede soprattutto a chi è stato nel mercato in tutti questi anni di rialzo di bond e azioni e ha una visione di lungo periodo. Le valutazioni di borsa, almeno in America, sono le più alte di tutti i tempi con l'eccezione del 2000. La disoccupazione è scesa al livello che normalmente induce la banca centrale a premere sul freno. Il ciclo elettorale, quello che vede le politiche economiche farsi più espansive nei trimestri che precedono il voto, sta per concludersi. Era iniziato col referendum su Brexit e si concluderà in settembre con il voto tedesco e, di lì a poco, italiano. Nello stesso momento la Cina terrà il suo congresso, un evento che coinvolge solo il partito e che corrisponde comunque a un'elezione con una base elettorale ristretta.

È un po' nervoso anche chi è entrato in novembre dopo le elezioni americane. Il Trump rally aveva solide basi, nell'azionario, visto il programma così aggressivo e pro crescita della nuova amministrazione. Ora però, dopo sei mesi di rialzo, ci si trova a fare i conti con un'assenza di risultati e con una notevole confusione sulle prospettive. Ci si consola con gli utili, che però sono migliorati a macchia di leopardo e non su tutta la linea. Il contributo maggiore alla loro crescita l'hanno dato le società che producono materie prime e petrolio, ma proprio in questi due settori si stanno cominciando a vedere dei vuoti d'aria. Piano piano la borsa sta riprendendo la sua configurazione obamiana, con i ciclici in affanno e i difensivi e i grandi mostri della tecnologia a tenere su gli indici.

(Nell'immagine: George Barbier. Au revoir)
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