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Mercoledì 16 Agosto 2017, ore 15.17
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Il cacciatore di coccodrilli

William Phillips, che disegnò una curva che non funziona più

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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A parte Nash, di economisti che abbiano avuto una vita affascinante e avventurosa praticamente non ne esistono e infatti William Phillips, l'uomo che ci eviterà l'iperinflazione o, se le cose vanno male, ci farà precipitare di nuovo in recessione, non fu un economista.

Essendo neozelandese, nacque giustamente in una fattoria isolata dal mondo dove ci si doveva arrangiare per qualsiasi cosa. I primi anni andò a scuola facendo il pendolare su un treno merci e poi, quando fu inaugurata una strada sterrata, su una bicicletta sulla quale passava due ore all'andata e altrettante al ritorno. Per potere studiare in queste quattro ore montò un leggio sul manubrio. Poi montò la radio di casa, la lavatrice e tutte quelle meraviglie elettriche che stavano cambiando la vita degli anni Venti. Costruì anche un cinematografo nel Paese più vicino e ne divenne direttore. Per fare qualche soldo in più andò anche in Australia a cacciare coccodrilli e a lavorare in miniera e nel frattempo si iscrisse all'università, naturalmente ingegneria elettrica.

Trovò un buon impiego in una centrale elettrica ma era un po' noioso e nel 1937 andò a cercare fortuna in Cina. Quando la Cina fu invasa dai giapponesi scappò in Russia, prese la Transiberiana e arrivò a Londra in tempo per essere rispedito a Singapore come pilota della RAF. C'era la guerra e i giapponesi lo fecero prigioniero in Indonesia per tre anni e mezzo. Incapace di stare con le mani in mano, imparò il cinese, costruì una piccola radio per comunicare con l'esterno e dei rudimentali bollitori elettrici che permisero a tutti i prigionieri di preparare il tè secondo i sacrosanti usi britannici.

Finita la guerra, completò a Londra gli studi di ingegneria, ma avendo ancora vivo il ricordo del campo di prigionia e della capacità di autoregolazione di quel microcosmo umano decise di approfondire e si prese una seconda laurea in sociologia. Erano però gli anni del funzionalismo alla Parsons, formale e astratto, e Phillips trovò molto più affascinante il Keynes che veniva entusiasticamente insegnato alla facoltà di economia della London School. Erano gli anni in cui si pensava di avere in mano le chiavi per controllare l'economia, liberarla dalle crisi e orientarla verso luminosi orizzonti di crescita e di progresso sociale. Divorò libri e corsi di economia e si rilaureò, per poi diventare docente per lunghi anni. Essendo ingegnere ed essendo keynesiano, trovò naturale costruirsi con le sue mani un calcolatore idraulico con pompe e valvole sul quale fare girare il modello econometrico keynesiano e guadagnarsi il dottorato.

Nel modello mise anche la sua famosa curva. Aveva notato che i salari salivano quando la disoccupazione scendeva e viceversa. L'aveva già notato Irving Fisher, ma nessuno gli aveva prestato attenzione. La curva di Phillips fu invece apprezzata da Samuelson e da Solow, che la introdussero negli Stati Uniti e la inclusero in quei manuali su cui si formarono generazioni di banchieri centrali.

(Nella foto: Playtime di Tati. Film. 1967)
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