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Sabato 3 Dicembre 2016, ore 22.53
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Il punto sulle commodities 31 ottobre 2016

Il mercato delle materie prime analizzato dall'Ufficio Studi di Teleborsa

Il petrolio ha frenato bruscamente questa settimana, perde do il 4,23% a 48,70 dollari, sia per effetto del passo indietro della Russia al tavolo delle trattative con l’OPEC per le riduzione concordata dell’output, sia per i dati sul PIL americano, che confermano una forte ripresa dell’economia americana. Il dollaro infatti ha continuato ad apprezzarsi, con effetti negativi sulle commodities quotate in questa valuta, in vista dell’atteso rialzo dei tassi USA a dicembre.

Prezzi in risalita invece per il gas naturale, che chiude la settimana in rialzo del 3,74% a 3,105 dollari, grazie ad una crescita degli stoccaggi di 73 BCF, perfettamente in linea con le attese. Gli operatori hanno così messo da parte il malumore innescato dalla previsione di temperature miti per il periodo, scommettendo su una apprezzabile riduzione dell’offerta causata dal continuo calo dei pozzi attivi.

Ottava negativa per il grano, che chiude in calo dell’1,45% a 408,5 cent per bushel, a causa di un raccolto mondiale troppo abbondante. L’International Grains Council ha rivisto al rialzo le stime di produzione mondiale a 748 milioni di tonnellate, a causa della maggior produzione della zona del Mar Nero. Frattanto, l’USDA ha annunciato positivi dati sull’export di granaglie in un mercato che resta molto competitivo a causa dell’abbondanza.

L’oro chiude in rialzo dello 0,86% a 1.276,8 dollari l’oncia, nonostante il continuo apprezzamento del dollaro, che sconta una probabilità sempre più alta di un rialzo dei tassi USA a dicembre dopo i dati sul PIL americano. Ad alimentare gli acquisti del metallo, per la sua natura di bene rifugio, è stata la notizia della riapertura dell’inchiesta del FBI su Hillary Clinton, che rimette in gioco i risultati per la corsa alla Casa Bianca.

Prezzi in forte rialzo per il rame, che guadagna il 5,03% a 2,19 dollari la libbra, chiudendo un mese di ottobre molto positivo, grazie al progressivo ridursi delle scorte ed ai positivi dati sulle vendite di case in USA. Le scorte del LME sono scese per cinque giorni consecutivi e gli stocks si confermano in calo dell’11% rispetto al picco del mese scorso, mentre allo Shanghai Future Exchange, le scorte sono scese per otto giorni su nove.
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