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Venerdì 23 Giugno 2017, ore 19.17
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Il punto sulle commodities 18 aprile 2017 - [video]

Il mercato delle materie prime analizzato dall'Ufficio Studi di Teleborsa

Il prezzo del petrolio continua a lievitare, sulla scia dei dati sulle scorte migliori delle attese e della prospettiva del prolungamento del taglio della produzione OPEC anche oltre il mese di giugno. Il Future sul WTI più prossimo ha chiuso in rialzo dell'1,8% a 53,18 dollari al barile, nonostante l'Agenzia Internazionale dell'Energia abbia tagliato le stime sulla domanda globale per quest'anno, indicando una crescita di 1,3 milioni di barili al giorno anziché gli 1,4 milioni precedentemente stimati. Quanto ai dati sulle scorte pubblicati dall'EIA hanno evidenziato un inatteso calo di 2,2 milioni, segnalando anche una contrazione di benzine e distillati, anomala per questo periodo dell'anno.

Il gas naturale ha invece chiuso la settimana “corta”, terminata giovedì 13 aprile, con un calo di poco superiore all'1% a 3,227 dollari per milione di BTU. Il mercato del gas continua a scontare un'offerta piuttosto abbondante rispetto alla domanda, che viene indicata stabile, ma soprattutto sconta la persistente crescita della produzione da Shale gas, dopo che l'EIA ha stimato un forte aumento della produzione da scisti. I dati settimanali sugli stoccaggi sono risultati più o meno in linea con le attese, indicando un aumento di 10 BCF nell'ultima settimana.

Settimana positiva per il grano, che ha visto risalire i prezzi dell'1,36% a 429,75 cent per bushel, grazie ai segnali di recupero dell'export dettati dalla debolezza del dollaro. Il biglietto verde, questa settimana, è letteralmente crollato, dopo i commenti del Presidente USA Donald Trump circa la forza “eccessiva” della valuta americana. Negativo invece il report del Dipartimento dell'Agricoltura statunitense, che ha confermato una produzione mondiale elevata di grano ed ha rivisto al rialzo le stime di carryover (stock di fine stagione).

Ottava molto positiva per l'oro, che continua a salire sia in risposta alla debolezza del dollaro, sia di riflesso al crescere delle tensioni geopolitiche. Il metallo prezioso si è spinto nella giornata di giovedì, ultima trattazione prima dello stop per le festività pasquali, a 1.285,9 dollari l'oncia, con un guadagno settimanale del 2,52%. L'oro ha beneficiato innanzi tutto l'impatto degli sviluppi sul fronte internazionale, in particolare del bombardamento della Siria da parte degli Stati Uniti e del referendum costituzionale in calendario in Turchia nel weekend di Pasqua. Un impatto positivo è stato esercitato anche dal mini dollaro, dopo i commenti del Presidente USA Donald Trump sulla forza eccessiva del dollaro e sulla necessità di mantenere una politica monetaria accomodante.

Il rame ha chiuso una settimana difficile, cedendo il 2,89% a 2,57 dollari la libbra, nonostante i segnali confortanti giunti dall'economia cinese: recupero dell'inflazione, accelerazione della crescita, ripresa dell'export (+16,4%) e delle importazioni (+20,4%). Secondo gli esperti si è trattato semplicemente di realizzi, anche in vista del lungo ponte festivo, nonostante il calo registrato dalle scorte presso le principali piazze mondiali (LME di Londra, New York e Shanghai).
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