La recessione e il millepiedi
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di Gianfranco Cassol |
13 maggio 2008 |

I giornali riportano:
“Il Presidente della Federal Reserve,
Ben Bernanke, per la prima
volta ha avuto il coraggio di pronunciare quella parola che inizia per R (
Recessione).
Pronunciarla apertamente è stato quasi un gesto di liberazione, ha pensato
Wall Street, un altro segno che
il peggio è passato”.
Ma perché simili considerazioni?
Cosa suscita la parola
recessione?
Perché è temuta?
Semplice, perché il suo significato è negativo, evoca pericoli, significa:
depressione, dare addietro, ritirarsi dal passo fatto, rinunziare, abbandonare (vocabolario
F. Palazzi).
E’ il contrario di crescita.
Se poi la parola Recessione è brandita come una clava, così da creare immagini
negative, che dettano comportamenti proiettati al pessimismo, la frittata è
fatta.
Sponsorizzando la parola Recessione si finisce per creare paure oltre misura, che
fanno tirare i remi in barca, così da lasciarsi trascinare passivamente in attesa
di spiri di vento favorevole.
Si diventa gli artefici del male temuto.
Si innesca il “
fenomeno di contagio”, studiato da Francis Galton,
che lo rappresenta con una funzione dall’andamento sigmoideo, dove la curva cresce
prima lentamente e mano a mano che il contagio si sviluppa, la curva accelera per
poi rallentare, fino a quando il contagio si smorza e riprende l’andamento normale.
Il
pericolo deriva sì da fatti reali esterni, ma molto dalle rappresentazioni
mentali create nella mente degli Operatori; e si sa, per dirla con il
premio Nobel Gerald M. Edelman, che la metafora viene prima della logica.