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Giovedì 8 Dicembre 2016, ore 04.53
Azioni Milano
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Listino completo del NYSE
09 A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
ISIN: US78378X1072 - Mercato: S&P Indices
+1,32% 2.241,35

S&P 500

Ultimo aggiornamento: 07/12/2016
Dati di mercato
  • 2.210,72Apertura
  • 2.208,93 - 2.241,63Min-Max oggi
  • 2.212,23Chiusura precedente
  • 1.810,1 - 2.214,1Min-Max anno
I migliori
I peggiori
Performance
  • +1,66%1 settimana
  • +7,49%1 mese
  • +6,25%6 mesi
  • +9,66%YTD
  • +7,15%1 anno
Commenti
Giacomina
offline

Di Andrea Ferretti, Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Questa decrescita dei prezzi registrata dall'Istat (-0,1% rispetto a Luglio 2015) appare decisamente preoccupante. Infatti, trattandosi di una “deflazione cattiva”, ossia determinata non da innovazioni tecnologiche, ma da una persistente stagnazione dei consumi. IL dato in esame mostra tutte le difficoltà che stiamo incontrando nel tentativo di rimettere in moto il volano della nostra economia, che è anche influenzata dal prezzo del petrolio particolarmente basso, tuttavia bisogna evidenziare che, anche prendendo in considerazione solo l'inflazione core (ossia depurata dai prezzi energetici e dagli alimentari non trasformati), i prezzi dei beni al consumo permangono ugualmente troppo bassi e lontanissimi dai valori di  target ritenuti compatibili con una sana crescita dell'economia. A onor del vero, da questo punto di vista, le cose non vanno molto meglio a livello europeo dove l'andamento stagnante dei prezzi appare resistente a tutti gli stimoli monetari messi in atto da Mario Draghi ed è sempre più lontano dal target di inflazione fissato dalla BCE al 2%. A questo proposito, di recente, il capo economista della BCE Peter Praet ha dovuto ammettere che l'inflazione di fondo non mostra alcun segno convincente di rialzo e permane un grave motivo di preoccupazione.

DUNQUE il rischio per l'Italia è che il perdurare di questa crescita asfittica, ripercuotendosi sugli indicatori Debito/PIL e Deficit/PIL, ci possa complicare non poco la vita a livello europeo mettendo in discussione la nostra capacità di raggiungere gli obiettivi concordati in Commissione. Le conseguenze dirette sono essenzialmente due: la prima è il deterioramento della fiducia dei partners nel sistema Italia. La seconda, più grave, è l'indebolimento della nostra forza contrattuale nell'ambito del difficile tentativo di ottenere dall'Europa maggiore flessibilità di bilancio da destinare allo stimolo della nostra crescita. Il risultato finale è l'innesco di un circolo vizioso che, inevitabilmente, tenderà a rallentare ulteriormente l'uscita dalla crisi.

Il tutto senza considerare qui il fattore che, per eccellenza, è in grado di deteriorare qualsiasi scenario economico-finanziario: l'incertezza. Basterà citare, a questo proposito, le conseguenze del Brexit ancora tutte da esplorare, l'incognita del prezzo del petrolio che inizia a creare seri problemi a molti Paesi produttori (Venezuela, Brasile, Russia etc), i segni di cedimento del modello di sviluppo della Cina che coinvolgerà in maniera sempre più marcata i Paesi emergenti.

Per non parlare poi della non più assurda ipotesi, anzi, ormai quasi certa, di un Donald Trump sul sacro soglio della Casa Bianca. E allora comprare cemento, comprare cemento e ancora cemento soltanto cemento, questo è il consiglio di Jack Bestento, dalla capitale della California, SACRAMENTO .

 

scritto il 24 settembre 2016 alle ore 19.01 · rispondi
offline

Il tutto senza considerare qui il fattore che, per eccellenza, è in grado di deteriorare qualsiasi scenario economico-finanziario: l'incertezza. Basterà citare, a questo proposito, le conseguenze del Brexit ancora tutte da esplorare, l'incognita del prezzo del petrolio che inizia a creare seri problemi a molti Paesi produttori (Venezuela, Brasile, Russia etc), i segni di cedimento del modello di sviluppo della Cina che coinvolgerà in maniera sempre più marcata i Paesi emergenti.

Per non parlare poi della non più assurda ipotesi, anzi, ormai quasi certa, di un Donald Trump sul sacro soglio della Casa Bianca. E allora comprare cemento, comprare cemento e ancora cemento soltanto cemento, questo è il consiglio di Jack Bestento, dalla capitale della California, SACRAMENTO .

risposta di Giacomina il 24 settembre 2016, 19.03 · rispondi
Giacomina
offline

Di Andrea Ferretti, Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Questa decrescita dei prezzi registrata dall'Istat (-0,1% rispetto a Luglio 2015) appare decisamente preoccupante. Infatti, trattandosi di una “deflazione cattiva”, ossia determinata non da innovazioni tecnologiche, ma da una persistente stagnazione dei consumi. IL dato in esame mostra tutte le difficoltà che stiamo incontrando nel tentativo di rimettere in moto il volano della nostra economia, che è anche influenzata dal prezzo del petrolio particolarmente basso, tuttavia bisogna evidenziare che, anche prendendo in considerazione solo l'inflazione core (ossia depurata dai prezzi energetici e dagli alimentari non trasformati), i prezzi dei beni al consumo permangono ugualmente troppo bassi e lontanissimi dai valori di  target ritenuti compatibili con una sana crescita dell'economia. A onor del vero, da questo punto di vista, le cose non vanno molto meglio a livello europeo dove l'andamento stagnante dei prezzi appare resistente a tutti gli stimoli monetari messi in atto da Mario Draghi ed è sempre più lontano dal target di inflazione fissato dalla BCE al 2%. A questo proposito, di recente, il capo economista della BCE Peter Praet ha dovuto ammettere che l'inflazione di fondo non mostra alcun segno convincente di rialzo e permane un grave motivo di preoccupazione.

DUNQUE il rischio per l'Italia è che il perdurare di questa crescita asfittica, ripercuotendosi sugli indicatori Debito/PIL e Deficit/PIL, ci possa complicare non poco la vita a livello europeo mettendo in discussione la nostra capacità di raggiungere gli obiettivi concordati in Commissione. Le conseguenze dirette sono essenzialmente due: la prima è il deterioramento della fiducia dei partners nel sistema Italia. La seconda, più grave, è l'indebolimento della nostra forza contrattuale nell'ambito del difficile tentativo di ottenere dall'Europa maggiore flessibilità di bilancio da destinare allo stimolo della nostra crescita. Il risultato finale è l'innesco di un circolo vizioso che, inevitabilmente, tenderà a rallentare ulteriormente l'uscita dalla crisi.

Il tutto senza considerare qui il fattore che, per eccellenza, è in grado di deteriorare qualsiasi scenario economico-finanziario: l'incertezza. Basterà citare, a questo proposito, le conseguenze del Brexit ancora tutte da esplorare, l'incognita del prezzo del petrolio che inizia a creare seri problemi a molti Paesi produttori (Venezuela, Brasile, Russia etc), i segni di cedimento del modello di sviluppo della Cina che coinvolgerà in maniera sempre più marcata i Paesi emergenti.

Per non parlare poi della non più assurda ipotesi, anzi, ormai quasi certa, di un Donald Trump sul sacro soglio della Casa Bianca. E allora comprare cemento, comprare cemento e ancora cemento soltanto cemento, questo è il consiglio di Jack Bestento, dalla capitale della California, SACRAMENTO .

 

scritto il 24 settembre 2016 alle ore 19.01 · rispondi
Giacomina
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Di Andrea Ferretti, Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Questa decrescita dei prezzi registrata dall'Istat (-0,1% rispetto a Luglio 2015) appare decisamente preoccupante. Infatti, trattandosi di una “deflazione cattiva”, ossia determinata non da innovazioni tecnologiche, ma da una persistente stagnazione dei consumi. IL dato in esame mostra tutte le difficoltà che stiamo incontrando nel tentativo di rimettere in moto il volano della nostra economia, che è anche influenzata dal prezzo del petrolio particolarmente basso, tuttavia bisogna evidenziare che, anche prendendo in considerazione solo l'inflazione core (ossia depurata dai prezzi energetici e dagli alimentari non trasformati), i prezzi dei beni al consumo permangono ugualmente troppo bassi e lontanissimi dai valori di  target ritenuti compatibili con una sana crescita dell'economia. A onor del vero, da questo punto di vista, le cose non vanno molto meglio a livello europeo dove l'andamento stagnante dei prezzi appare resistente a tutti gli stimoli monetari messi in atto da Mario Draghi ed è sempre più lontano dal target di inflazione fissato dalla BCE al 2%. A questo proposito, di recente, il capo economista della BCE Peter Praet ha dovuto ammettere che l'inflazione di fondo non mostra alcun segno convincente di rialzo e permane un grave motivo di preoccupazione.

 

 

 

Per non parlare poi della non più assurda ipotesi, anzi, ormai quasi certa, di un Donald Trump sul sacro soglio della Casa Bianca. E allora comprare cemento, comprare cemento e ancora cemento soltanto cemento, questo è il consiglio di Jack Bestento, dalla capitale della California, SACRAMENTO . Il tutto senza considerare qui il fattore che, per eccellenza, è in grado di deteriorare qualsiasi scenario economico-finanziario: l'incertezza. Basterà citare, a questo proposito, le conseguenze del Brexit ancora tutte da esplorare, l'incognita del prezzo del petrolio che inizia a creare seri problemi a molti Paesi produttori (Venezuela, Brasile, Russia etc), i segni di cedimento del modello di sviluppo della Cina che coinvolgerà in maniera sempre più marcata i Paesi emergenti.DUNQUE il rischio per l'Italia è che il perdurare di questa crescita asfittica, ripercuotendosi sugli indicatori Debito/PIL e Deficit/PIL, ci possa complicare non poco la vita a livello europeo mettendo in discussione la nostra capacità di raggiungere gli obiettivi concordati in Commissione. Le conseguenze dirette sono essenzialmente due: la prima è il deterioramento della fiducia dei partners nel sistema Italia. La seconda, più grave, è l'indebolimento della nostra forza contrattuale nell'ambito del difficile tentativo di ottenere dall'Europa maggiore flessibilità di bilancio da destinare allo stimolo della nostra crescita. Il risultato finale è l'innesco di un circolo vizioso che, inevitabilmente, tenderà a rallentare ulteriormente l'uscita dalla crisi.

scritto il 24 settembre 2016 alle ore 19.01 · rispondi
Giacomina
offline
  • ____ Sul settim@nale  di Spoor500Plus, la Candela di Corpo, senz' Ombra di dubbio, ci deve andare e si è seduta in Tazza alla MM21 al momentum 2.114, ma il prezzo non è Retto da nessuno fino a 2.101 , che se rotto toccherà MM100 a 2.052 circa, MA non di getto ma piano piano e con dispetto, ...
scritto il 18 settembre 2016 alle ore 21.21 · rispondi
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Il contesto tecnico generale evidenzia implicazioni ribassiste in via di rafforzamento per il FTSE MIB, con sollecitazioni negative tali da forzare i livelli verso l'area di supporto stimata a 15.976,1. Contrariamente alle attese, invece, sollecitazioni rialziste potrebbero spingere i prezzi fino a quota 16.624,2 dove staziona un importante livello di resistenza. Il dominio dei ribassisti alimenta attese negative per la prossima sessione con target potenziale posto a quota 15.760,1.

risposta di Giacomina il 18 settembre 2016, 22.12 · rispondi
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