(Teleborsa) - British Petroleum si prepara ad affrontare, il prossimo lunedì, il processo civile che la vede accusata per la marea nera di petrolio fuoriuscita dalla piattaforma Deepwater Horizon, nel Golfo del Messico.
I fatti che risalgono al 2010, vedono il gigante petrolifero britannico salire sul banco degli imputati per aver provocato il più grave disastro ambientale della storia americana, avendo superato di oltre dieci volte per entità quello della petroliera Exxon Valdez nel 1989. La fuoriuscita di greggio, iniziata il 20 aprile 2010 è terminata 106 giorni più tardi, il 4 agosto 2010, con milioni di barili di petrolio che ancora galleggiano sulle acque di fronte a Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida, oltre alla parte di petrolio più pesante che ha formato ammassi chilometrici sul fondale marino.
British Petroleum è pronta a difendesi con forza contro le accuse di colpa grave e le richieste di risarcimento eccessive al processo civile. Ad annunciarlo una nota di BP.
"Siamo sempre stati aperti a richieste di risarcimento ragionevoli, in mancanza delle quali però siamo pronti a difendere la nostra posizione davanti al giudice. Di fronte a richieste eccessive e che non si basano sulla realtà o sul merito del caso, daremo battaglia in Tribunale", ha detto Rupert Bondy,capo dell'ufficio legale di BP.
Il processo che si terrà davanti alla Corte Distrettuale degli Stati Uniti nel Distretto Orientale della Louisiana, potrebbe costare molto caro a BP che comunque spiega la sua versione dei fatti: "si é trattato di un tragico incidente che ha avuto diverse cause. Noi riteniamo di non aver avuto gravi colpe", spiega ancora Ruper Bondy.