(Teleborsa) - Trimestre in forte perdita ma con una buona performance commerciale a dispetto del "difficile contesto economico e lo sfavorevole clima mediatico".

Non è stato un inizio di esercizio facile per il Monte dei Paschi, travolto dallo scandalo delle operazioni sui derivati (cosiddette "Alexandria", "Santorini" e "Nota Italia") e dalle indagini giudiziarie legate all'acquisto di Banca Antonveneta.

Solo "l'insieme coordinato delle azioni impostate dal Management e l'utilizzo di tutti i possibili strumenti a disposizione", spiega l'Istituto senese in una nota, "hanno permesso al Gruppo di confermare le masse intermediate sui livelli di fine 2012, consolidando le quote di mercato nei principali segmenti di business, e di interrompere il trend di flessione dei ricavi".

Quanto al bilancio, il primo trimestre del 2013 si è chiuso con una perdita netta di 100,7 milioni di euro rispetto all'attivo di 89 milioni del medesimo periodo di un anno prima, mentre il risultato ante imposte, negativo per 60 milioni, sarebbe in sostanziale pareggio al netto degli interessi corrisposti sui Nuovi Strumenti Finanziari.

Il margine di interesse, pari a 597 milioni di euro, risulta in crescita rispetto al quarto trimestre del 2012, mentre le commissioni nette hanno mostrato un rialzo del 12,6%. In calo i costi operativi: -10,4% su trimestre, -8,3% su anno. A livello patrimoniale, il Tier 1 ratio è pari all'11,8%, il Core Tier 1 ratio all'11,1%.

Nessun accenno diretto all'outlook. In una nota Rocca Salimbeni si è limitata a parlare di "forte impegno del management nell'implementazione dei progetti di piano industriale".

La Banca ha inoltre preannunciato ulteriori 160 chiusure di sportelli entro luglio e 40 entro settembre, con conseguimento dell'obiettivo di 400 chiusure con due anni di anticipo rispetto al Piano industriale.