(Teleborsa) - Il ricco Qatar ha finanziato i ribelli in Siria con oltre tre miliardi di dollari negli ultimi due anni, più di ogni altro Stato.

Lo sostiene il Financial Times citando fonti vicine al governo qatariota. Secondo i ribelli e alcune fonti diplomatiche, tuttavia, la cifra salirebbe addirittura 4 miliardi di dollari.

Trattasi di aiuti di vario tipo: da generosi assegni (si parla di 50 mila dollari l'anno) pagati ai disertori e profughi, a generi alimentari, passando anche per le armi che sarebbero transitate per la Turchia.

Secondo il quotidiano londinese, comunque, questo atteggiamento non è né frutto di ideologie anti-regime né di volontà di aiutare l'indifesa popolazione siriana.

Per il proprietario della terza maggiore riserva di gas al mondo l'intervento in Siria non è altro che l'aggressiva ricerca di un riconoscimento a livello globale, nonché l'ultimo capitolo del suo tentativo di affermarsi come uno dei principali attori della travagliata regione.

Da non dimenticare che anche l'uscita di scena di Muammar Gheddafi in Libia, avvenuta nel 2011, portava la firma del ricco emirato. Insomma, in questo modus operandi ci sono "più opportunismo e pragmatismo che ideologia", spiega il Financial Times, nonostante il fatto che le rivoluzioni non si possano "comprare".