(Teleborsa) - Si fa sempre più acceso il dibattito sull'opportunità di introdurre dazi antidumping sull'importazione di pannelli solari dalla Cina. Un dibattito che vede contrapposte tra loro Bruxelles e Berlino, arroccate su posizioni molto diverse. Se l'Unione Europea è sempre più tentata dall'imposizione di un dazio fino al 46%, la Germania insiste per il dialogo e soluzioni alternative.

L'ultima richiesta di "grazia" è giunta ieri dal Ministro delle Finanze e vice cancelliere Philipp Rösler, secondo il quale l'attuale politica antidumping sui pannelli fotovoltaici potrebbe rivelarsi "un grave errore".

Un'ansia, quella della Germania, più che giustificata se si considera che la locomotiva tedesca è il primo esportatore europeo in Cina e che il colosso asiatico non gradirebbe affatto un simile sgambetto dall'Unione Europea.

Tra l'altro domenica prossima il Premier cinese Li Keqiang farà rotta in Germania, unica tappa europea del suo primo viaggio all'estero, per incontrare la Kanzlerin Angela Merkel. Guastare questo importante tête-à-tête con la questione dei pannelli solari è dunque l'ultima cosa che Berlino desidera.

D'altra parte la Commissione Europea ha le sue ragioni per voler imporre pesanti dazi a Pechino. Nel 2011 l'UE ha importato dalla Cina 21 miliardi di euro di pannelli solari e prodotti ad essi connessi, constatando come il basso costo della merce cinese sia una grave minaccia per le aziende europee, che tanto hanno investito in questo settore.

I 27 dovranno pronunciarsi sul dazio entro il 5 giugno. Intanto prende corpo un altro grande caso di pratiche commerciali scorrette messe in atto da Pechino: quello sui dispositivi per reti di telefonia mobile fabbricati in Cina. Un altro argomento che terrà occupato il Commissario europeo per il Commercio, Karel De Gucht.