(Teleborsa) - Le Iene continuano a turbare i sonni di Pietro Grasso. Dopo lo scandalo dei dipendenti del Senato fannulloni, sono i senatori veri e propri a passare sotto le forche caudine del coraggioso programma televisivo.

E così, ecco che un assistente parlamentare di Palazzo Madama, in condizione di anonimità, racconta di come molti senatori e deputati abbiano preso denaro da lobby e multinazionali per "far sì che quando ci sono degli emendamenti da votare, i senatori e gli onorevoli li votino a favore della categoria che paga".

Nel servizio, andato in onda ieri sera, l'intervistato è quanto mai chiaro: "ci sono multinazionali che hanno a libro paga alcuni senatori", ha spiegato, aggiungendo che "un emissario della società viene da noi a Palazzo Madama e ci consegna i soldi per i parlamentari per cui lavoriamo". Le cifre variano anche a seconda dell'importanza del senatore, anche se sembra esistere una sorta di tariffario. "Per quel che mi riguarda conosco due multinazionali, una del settore dei tabacchi e un'altra nel settore dei videogiochi e delle slot machine ed entrambe elargiscono dai mille ai duemila euro ogni mese", ma se il senatore è molto influente si arriva fino a 5 mila euro.

Immediata la reazione di Pietro Grasso. Il Presidente del Senato ha dichiarato: "chi sa qualcosa sui parlamentari pagati da multinazionali, farebbe bene a denunciare questi comportamenti gravissimi".

"Purtroppo la natura di denuncia, anonima nella fonte e nei destinatari, rende difficile procedere all'accertamento della verità. Spero quindi che gli autori del servizio e il cittadino informato di fatti così gravi provvedano senza indugio a fare una regolare denuncia alla Procura, in modo da poter accertare natura e gravità dei fatti contestati. Da parte mia assicuro che mi adopererò per fornire agli inquirenti nel più breve tempo tutte le informazioni che riterranno utili alle indagini", scrive poi su Facebook e Twitter, ribadendo l'importanza del ddl anticorruzione da lui presentato nel suo primo giorno da senatore.

Insomma, se è vero che l'infiltrazione delle lobby nella politica non è un malcostume solo italiano, ma una pratica diffusa in molte delle maggiori economie, le confessioni dell'assistente parlamentare confermano come certi "onorevoli" di onorevole abbiano solo il nome.