(Teleborsa) - A cosa serve essere l'azienda tecnologica più redditizia al mondo? A nulla, se non si rispettano le severe leggi americane sul fisco. E così, ecco che il glorioso nome Apple finisce sulle prime pagine di tutti i giornali accompagnato dal numero 74, ovvero i miliardi di dollari di tasse eluse tra il 2009 e il 2012. Eluse secondo una ricerca della sottocommissione permanente di indagine del Senato statunitense, che potrebbe far finire il colosso di Cupertino sul banco degli imputati e creare un precedente tanto grande da far tremare anche tutte le altre multinazionali a stelle e strisce.
Secondo il panel del Senato, "Apple avrebbe evitato miliardi di dollari di tasse in patria ma anche nel resto del mondo attraverso una rete di società così complessa da attraversare i Continenti e andare al di là di qualsiasi cosa la maggior parte degli esperti avesse previsto", come recita all'unisono la stampa americana riportando le dichiarazioni degli 007 del Congresso.
Un'accusa pesante che il Chief Financial Officer della Mela Morsa, Tim Cook, dovrà respingere oggi in occasione dell'audizione al Senato. E lo farà, secondo quanto diffuso dalla stessa Apple, affermando che l'azienda di Cupertino è uno dei maggiori contribuenti americani, che nel 2012 ha pagato 6 miliardi di dollari di tasse e che nel 2013 ne pagherà 7. E, se non bastasse, ricorderà che Apple ha creato o favorito la creazione di ben 600 mila posti di lavoro negli States, cosa di non poco conto in questi anni di mercato del lavoro in ginocchio.
Secondo rumors dei giorni scorsi, Cook chiederà inoltre all'International Revenue Services (IRS), il fisco americano, posizioni più morbide sia a livello di tasse societarie che di imposta sul rimpatrio dei capitali, al momento fissata al 35%.
La Mela Morsa detiene un'enorme quantità di denaro in Paesi stranieri, circa 100 miliardi di dollari sui 1.700 miliardi depositati oltreoceano da oltre 1.000 società statunitensi.
Sbatti il mostro in prima pagina: Apple accusata di maxi-evasione
21 maggio 2013 - 09.40