(Teleborsa) - "Stiamo bruciando quanto di buono abbiamo saputo costruire nei decenni passati". Ad affermarlo il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, nel suo intervento all'Assemblea pubblica in corso a Roma, sottolineando che è prioritario mettere in atto "le politiche necessarie a costruire il futuro del Paese".
Dobbiamo pensare alla "modernizzazione del Paese: le riforme non sono più rinviabili, inclusa la legge elettorale", assicura Squinzi, convinto che "senza interventi decisi e concreti la crescita del Paese non supererà per molto tempo lo 0,5% annuo, del tutto insufficiente a creare lavoro e a risollevare i destini di tantissime imprese".

La situazione nel nostro Paese "è inquietante", spiega Squinzi aggiungendo che il "Nord sull'orlo del baratro trascina l'Italia indietro di 50 anni". "In Italia la forte instabilità politica e istituzionale e la costante emorragia di posti di lavoro e di imprese che chiudono hanno segnato la cronaca di tutti i giorni", ecco perché il nostro principale obiettivo è "tornare a crescere".
"Se questo sarà il Governo della crescita noi lo sosterremo con tutte le nostre forze. Le imprese sono pronte a rispondere e supportarne l'azione con investimenti e occupazione", ha assicurato Squinzi specificando che "la mancanza del lavoro è la madre di ogni male sociale".

Il presidente ha poi parlato di un fisco "tanto complesso da risultare iniquo", che "si somma alla situazione del credito che rende quasi impossibile non gli investimenti, ma l'ordinaria gestione delle imprese e ne mette in pericolo la sopravvivenza". "Quasi un terzo delle imprese ha liquidità insufficiente rispetto alle esigenze operative", ha spiegato Squinzi, spiegando che è necessario "contrastare la terza ondata di credit crunch".
"A livello nazionale è necessario potenziare gli strumenti esistenti e lavorare con le banche a un nuovo accordo sul credito per sostenere le imprese in questa delicata fase congiunturale, ponendo le basi per lo sviluppo futuro".

Riguardo alla situazione economica europea, il numero uno di Confindustria ha detto che "l'Europa si è fermata. Ovunque la crisi e le ricette adottate per fronteggiarla hanno aggravato la recessione, alimentato populismi e diffuso soluzioni demagogiche". "Anche la Germania, che si sentiva immune da tutti i mali, appare meno certa del proprio futuro e dell'austerità imposta".