(Teleborsa) - La nuova fiammata dello spread tra il BTP e Bund fa tremare le banche italiane.
A far tornare in auge il temuto differenziale di rendimento tra il decennale italiano e l'omologo tedesco sono soprattutto i dubbi della Germania sull'Outright Monetary Transaction, il programma meglio noto come OMT che permette alla Banca Centrale Europea di acquistare i titoli di Stato dei Paesi sotto attacco speculativo per evitare pericolose fiammate dei rendimenti.
Per il momento l'Eurotower, come precisato dal suo numero uno Mario Draghi, non ha speso nemmeno un euro per questo scudo anti-spread, che però ha già fatto la sua parte. Da quando è stato annunciato (settembre del 2012) le tensioni sul mercato secondario dei bond sovereign si sono allentate, con conseguente calo degli spread più in focus, BTP/Bund e Bonos iberici/Bund in testa.
Ma ora che l'Alta Corte tedesca è stata chiamata ad esprimere un parere sulla costituzionalità dell'OMT, le certezze su questo scudo cominciano a vacillare, con inevitabili conseguenze per i titoli statali dei Paesi dell'Eurozona giudicati più in bilico.
A farne le spese sono ovviamente le banche italiane, che tra l'altro hanno in pancia un elevato ammontare di BOT e, soprattutto, BTP.
L'Istituto più penalizzato è MPS che, come noto, ha nelle proprie casseforti diversi milioni di titoli di stato tricolori. Ma sono di pessimo umore anche Intesa Sanpaolo e la Pop. Milano. Quest'ultima ha inoltre precisato in una nota che il raggiungimento di un modello di governance stabile e trasparente è un elemento di rilevanza strategica per la BPM, sebbene ad ora non siano state deliberate modifiche.