(Teleborsa) - Un quadro drammatico dell'economia italiana è stato tracciato oggi anche dalla Confesercenti, alle prese con la relazione annuale a Roma. Dai dati emerge che, se la crisi non passerà nel 2013, la perdita occupazionale registrata degli ultimi cinque anni arriverebbe a 1,6 milioni di posti in meno con l'aggiunta di 430 mila disoccupati quest'anno.
A peggiorare lo scenario l'escalation della pressione fiscale, che viene attesa in crescita al 44,4%, soprattutto per i soggetti Irpef, su cuoi peseranno le addizionali (comunali e regionali) ed il fiscal drag, con un aggravio di ben 416 euro a famiglia.
Ciò porterà ad una ulteriore perdita del potere d'acquisto delle famiglie, stimata in circa 4mila euro. Ne risentiranno ancora i consumi, aggravando il bilancio degli ultimi sei anni, che parla di 145 miliardi di consumi persi, circa 6mila euro a famiglia.
Ne deriva che per le imprese del commercio e del turismo "sarà l'anno peggiore si sempre". Nel complesso in questi due settori, dal 2009, sono stati bruciati 300mila posti di lavoro e 145 mila aziende. Scendendo nel dettaglio la lista delle vittime della crisi è infinita. Il 2013 è l'annus horribilis del commercio: spariscono 30mila esercizi no food, chiudono anche gli ambulanti, abbigliamento in apnea con oltre 12mila negozi in meno (due aperture ogni sette chiusure).
L'ipotesi di un commercio in via d'estinzione, in questo quadro, non è poi così irrealistica e sembra far eco all'allarme lanciato di recente dal Presidente di Confcommercio Sangalli, che ha ipotizzato una possibile desertificazione del commercio e della comunità delle PMI.