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Lunedì 10 Dicembre 2018, ore 23.50
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Tagliare le Pensioni d’oro: così volano solo stracci

Incapaci di scalfire il Potere vero, si soddisfa la voglia di vendetta di una Nazione impoverita ed inviperita

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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C'è una terza, ed ancora più grave irrazionalità: la proposta di legge disconosce il criterio perequativo e solidaristico che già caratterizza le pensioni calcolate con il sistema retributivo. Il sistema contributivo si differenzia da quello retributivo su un punto fondamentale: l'esistenza in quest'ultimo di un coefficiente retributivo pensionabile. La regola generale vuole che delle migliori retribuzioni ne venga riconosciuto un 2% per ogni anno di lavoro svolto dal soggetto che va in pensione. Visto che il limite massimo calcolabile è di 40 anni di contributi, ciò significa che al lavoratore viene riconosciuto non più dell'80% della media delle migliori retribuzioni percepite durante la propria carriera. Ma l'aliquota percentuale di rendimento al 2% si applica solo alla prima fascia di retribuzione annua, quella più bassa, oggi di importo pari a 46.630 euro. Al di sopra di questo importo, l'aliquota di rendimento annuo della retribuzione diminuisce progressivamente.

Per quanto riguarda la Quota A, relativa all'anzianità contributiva precedente al 1992, si arriva al dimezzamento del rendimento: tra 46.630 euro e 62.017 euro, si scende all'1,5%; fino a 77.405 euro, è dell'1,25%; per tutti gli importi ancora superiori la percentuale arriva solo all'1%. Per la Quota B, che si riferisce al periodo retributivo successivo al 1992, il decalage è ancora più vistoso, perché sulla fascia più elevata si arriva appena allo 0,9%.

Mentre i contributi previdenziali si pagano in modo proporzionale al reddito percepito, il rendimento di questo ai fini pensionistici arriva a dimezzarsi. Le pensioni pagate con il sistema retributivo sono state quindi già calcolate con un metodo che ne determina un consistente ridimensionamento, con una funzione regressiva: se la retribuzione raddoppia, la pensione non raddoppia. A retribuzioni proporzionalmente più alte, corrispondono pensioni proporzionalmente meno alte. La solidarietà previdenziale è già connaturata al sistema di calcolo retributivo, mentre è completamente estranea a quello contributivo in cui il coefficiente di trasformazione si basa sulla attesa di vita, senza prevedere alcuna falcidia progressiva per chi ha versato contributi più elevati. Questo, forse, è il vero motivo per cui non si propone neppure di fare un ricalcolo con il sistema contributivo. Ed è stato per questo che si è posto il limite delle prestazioni attuali nel caso del ricalcolo dei vitalizi ai Parlamentari.

C'è un quarto, ed ultimo aspetto: in questi ultimi anni, un numero elevatissimo di impiegati, quadri e dirigenti è stato esodato, in modo sempre meno agevolato dalle aziende. Non appena gli uffici del personale avevano il sentore che il dipendente potesse andare in pensione, per aver raggiunto l'età per usufruire della pensione di anzianità, anche con il sistema delle quote, e soprattutto per aver accumulato 40 anni di versamenti, gli inviti a dimettersi sono stati pressanti. Moltissimi avrebbero preferito rimanere in servizio. Adesso, con questa proposta di ricalcolo sulla base della età di pensionamento, si fa nuovamente cassa sulla pelle di coloro che più hanno lavorato e che più hanno versato contributi ricavandone proporzionalmente di meno in termini di pensione.

Il problema non è scrivere pagine e pagine di relazione illustrativa ad un provvedimento di legge, dilungandosi sui sacri principi costituzionali, quanto predisporre una proposta coerente con questi e con i principi politici proclamati. Quella esaminata non lo è affatto, anzi: è costituzionalmente irragionevole, politicamente contraddittoria, e soprattutto profondamente ingiusta.

Incapaci di scalfire il Potere vero, si soddisfa la voglia di vendetta di una Nazione impoverita ed inviperita.

Tagliare le Pensioni d'oro: così volano solo stracci.

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