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MES-sanitario, i tontoloni e gli strozzini

Scontro finale, tra fautori e detrattori del ricorso al MES

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Tanti interessi si stanno muovendo all'unisono per convincere l'opinione pubblica ed il governo, che ricorrere al MES-sanitario non è solo utile, ma addirittura vantaggioso. A spingere non ci sono solo gli amministratori pubblici ma anche tante lobby private.

C'è chi fa i conti del risparmio che deriverebbe al bilancio dello Stato, per via degli interessi meno esosi praticati sui prestiti erogati dal MES rispetto a quelli richiesti dal mercato, c'è chi proclama la necessità di rifondare il Servizio sanitario nazionale e c'è pure chi ne approfitta per sottolineare la necessità di riportare tutto sotto il controllo dello Stato.

Figurarsi i Governatori delle Regioni, che sono tutti lì a scalpitare per avere tanti soldi in più, subito, da gestire direttamente: una occasione che di certo non ricapita più. Passata la bufera dell'emergenza Covid-19, bisogna prepararsi alla prossima.

Col MES-sanitario arriverebbero, mal contati, almeno 36 miliardi di euro da destinare a spese direttamente o indirettamente collegate con la emergenza sanitaria: una cuccagna.

Si potranno riaprire i padiglioni ospedalieri dismessi, acquistare apparecchiature nuove di pacca, riorganizzare la rete di assistenza domiciliare da parte dei medici di famiglia, attivare programmi di partnership tra settore pubblico e privati. Quando ci sono soldi pubblici in ballo, i privati accorrono a frotte.

Caso strano, questa generosità europea arriva dopo che da decenni si sta razionalizzando la spesa sanitaria, con la chiusura dei piccoli nosocomi, la riduzione dei posti letto ed il blocco delle assunzioni. Per non parlare poi delle Regioni che sono state commissariate per via del disavanzo sanitario, sottoposte a piani di rientro durissimi sotto la vigilanza del Tesoro.
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Commenti
maurizio
offline

Dovremmo farci restituire quanto versato all’Europa e, già che ci siamo, farci ridare l’Istria e le colonie. Poi dovremmo svalutare a casaccio la nostra liretta e investire in armamenti i proventi dei casinò sorti come funghi dalle Alpi alla Sicilia. A quel punto nominerei il nuovo Schacht dell’economia creativa, ovvero Salerno Aletta, ministro delle finanze interplanetarie o, in alternativa, Presidente mondiale dei Sovranisti Senza Vergogna.

 

Una risata vi seppellirebbe, se solo foste un po’ meno.

scritto il 6 luglio 2020 alle ore 17.41 · rispondi
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