Martedì 19 Gennaio 2021, ore 22.29
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Il Convertito

Tardivi ripensamenti americani: il debito pubblico serve a stabilizzare il sistema finanziario

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Ci ripetono, da anni, che il debito pubblico è un fardello che pesa sulle giovani generazioni, che avvantaggia i beneficiari della spesa pubblica a danno dei nostri figli.

Qualcuno, timidamente, ha detto che bisogna almeno distinguere, perché c'è debito e debito. Da una parte c'è il debito buono, quello destinato agli investimenti pubblici infrastrutturali in quanto migliorano la produttività generale dell'economia, accelerano la crescita e riducono la disoccupazione. Dall'altra parte c'è il debito cattivo, quello destinato alle spese correnti, improduttive.



Adesso, in America, c'è qualcuno che la sa lunga assai, e che ribalta il tavolo: diffida tutti dal preoccuparsi del debito pubblico. Nessuno si azzardi a parlare ora di riduzione del debito pubblico, in quanto bisogna pensare solo alla crescita.

Il "Convertito" di cui parliamo è Larry Summers, che a fine novembre ha presentato insieme ad un collega un saggio intitolato "Una riconsiderazione della politica fiscale nell'Era dei bassi tassi di interesse". La conclusione cui si perviene è a dir poco stupefacente: la spesa pubblica in disavanzo fa bene al mondo della finanza, in quanto il nuovo debito pubblico va ad assorbire l'eccesso di risparmio che altrimenti viene investito in asset rischiosi oppure si condensa in determinati settori creando bolle speculative che invariabilmente scoppiano facendo danni immensi.
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