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Tutti in Cina! Finché ci basterà una ciotola di riso

Aprire in Cina, Chiudere in Europa?

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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C'è aria di soddisfazione, soprattutto in Germania, per l'Accordo in linea di principio che è stato sottoscritto tra la UE e la RPC in ordine alla disciplina degli investimenti: si abbattono una serie di limitazioni da parte cinese che finora avevano limitato la maggioranza della proprietà azionaria straniera ed obbligato alla condivisione della tecnologia con il partner cinese.

Insomma, visto che lì c'è il mercato unico potenziale più grande del mondo, che arriva ad un terzo della popolazione e del PIL globale se si considera l'area del Pacifico che si è appena unita in un Accordo di libero commercio, è lì che le imprese europee devono investire se vogliono aumentare il proprio fatturato ed i profitti.



Si investe e si produce dove c'è il mercato!

Affermazione quanto mai peregrina, visto che la Cina produce tutto sul proprio territorio per poi vendere a tutto il resto del mondo. Caso mai, all'estero fa spesa, comprando imprese che clona a casa propria, dopo averle svuotate.

Il ragionamento è questo: dovendo vendere in Cina, vale la pena produrre direttamente in quel mercato ed approfittare dei costi e delle condizioni favorevoli che offre. Producendo in Europa, i margini di profitto sarebbero inferiori, se non addirittura negativi, perché qui i costi del lavoro sono più alti e la regolamentazione sociale in campo ambientale, previdenziale, sanitario e fiscale è più stringente.
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Commenti
Hitalo49
offline

Il giornalista ha perfettamente centrato il punto. La domanda è: con quali soldi importeremo la merce cinese se i nostri operai saranno a casa e senza cassa integrazione perchè lo stato italiano non avrà tasse introitate da imprese? Il nostro territorio potrà sfamare solo una decina di milioni di abitanti con pastorizia e agricoltura. Probabilmente africani trasferitisi in terre più fertili. Credo che sia conveniente introdurre dazi per equiparare i mercati della manodopera, ma subito, anche rinunciando a parte dei mercati orientali e litigando quanto basta.

scritto il 2 febbraio 2021 alle ore 11.26 · rispondi
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