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Mercoledì 26 Settembre 2018, ore 08.22
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Camera, direttiva anti-elusione in Commissione Bilancio, Finanze e Politiche UE

L'obiettivo è un livello minimo di protezione per il mercato interno e adeguamento a priorità politiche di fiscalità internazionale

Economia ·
(Teleborsa) - All'esame della Camera, presso le Commissioni Bilancio, Finanze e Politiche dell'Unione Europea, lo Schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva UE 2016/1164 - nota come direttiva anti-elusione - recante norme contro le pratiche di elusione fiscale che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno.

La direttiva contiene un insieme di disposizioni volte a introdurre tra i Paesi dell’Unione europea un minimum level playing field (standardizzazione, N.d.R.) di disposizioni domestiche volte alla prevenzione e al contrasto delle pratiche elusive poste in essere dalle imprese multinazionali.

La Direttiva anti-elusione, che si pone in continuità con le politiche di fiscalità internazionale volte ad assicurare che l'imposta sia versata nel luogo in cui gli utili e il valore sono generati, si traduce in raccomandazioni di azioni concrete nel quadro dell'iniziativa contro l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili.

Per assicurare il corretto funzionamento del mercato interno e garantire che gli Stati assolvano i oro impegni in materia di trasferimento degli utili e, più in generale, di contrasto alle pratiche di elusione fiscale, la direttiva adotta un approccio strategico comune al fine di impedire una frammentazione del mercato interno e porre fine ai disallineamenti e alle distorsioni.

La direttiva si pone quindi l'obiettivo di creare un livello minimo di protezione per il mercato interno in settori specifici: limiti sulla deducibilità degli interessi, imposizione in uscita, norma generale antiabuso, norme sulle società controllate estere e norme per contrastare i disallineamenti da ibridi. I disallineamenti da ibridi si concretizzano in una elusione fiscale derivante dalla doppia deduzione in due Stati membri.

Il decreto in esame intende recepire tale direttiva, rilevando che l'ordinamento tributario italiano già dispone di norme nei settori specifici, ad esclusione di quelle volte a contrastare i disallineamenti da ibridi. Si è ritenuto quindi necessario mantenere la disciplina ex ante riguardo le imposizioni in uscita e le norme sulle società controllate estere (Controlled foreign companies - CFC). Inoltre, in considerazione dello stretto collegamento della disciplina sulle CFC e del trattamento tributario dei dividendi e delle plusvalenze, si è intervenuti anche a modificare il regime fiscale delle distribuzioni degli utili e delle plusvalenze/minusvalenze derivanti da cessioni di partecipazioni in società non residenti.
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