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Lunedì 22 Ottobre 2018, ore 22.32
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Pensioni, su quota 100 i conti non tornano

Il dossier previdenziale definito dal Governo giallo verde nel DEF è ancora allo studio. Il problema rimane quello delle coperture

Economia, Welfare ·
(Teleborsa) - Pensioni a quota 100 sotto i riflettori. In realtà ancora non si conoscono i dettagli della novità previdenziale che dal 2019 si farà spazio nella Legge di Bilancio, anche se lo schema a grandi linee sembra ormai definito. Potranno accedere alla pensione i lavoratori che hanno 62 anni di età e 38 di contributi. Per tutti quelli che hanno raggiunto entrambi questi requisiti negli anni scorsi ci sarà probabilmente da attendere una finestra temporale di tre mesi.

Dal 2019 circa 400 mila persone che dal 2012 in poi erano rimaste bloccate nel limbo degli "esodati" (creature generate dalla Legge Fornero) potranno beneficiare dell'uscita anticipata con quota 100. Ma i conti non tornano.

La Riforma della famigerata Legge Fornero, promessa dal Governo giallo-verde ha già fatto scattare l'altolà di Tito Boeri Presidente dell'INPS che ha spiegato che l'introduzione di quota 100 per l'accesso alla pensione comporta costi superiori di 60-70 volte rispetto all'importo dei risparmi con i tagli alle pensioni d'oro su cui ancora si sta ragionando. Si ragiona anche sull'eventuale blocco di quel meccanismo che lega le pensioni ed i requisiti per accedervi, all'aspettativa di vita.

In pratica, il dossier previdenziale è ancora allo studio. Il problema rimane quello delle coperture che non permette di far quadrare le cifre.

In un articolo La Stampa in edicola oggi spiega che la Riforma del Governo sulle pensioni "aprirà un buco nei conti che la Ragioneria dello Stato non ha quantificato, perché si è limitata a calcolare il costo dei nuovi assegni depurati del prelievo IRPEF e che nemmeno l'Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) ha segnalato come possibile ulteriore fattore di criticità. In sostanza, con la Riforma delle pensioni a quota 100 ci sono altri costi per 8 miliardi oltre a quelli preventivati dal governo nel DEF. Ci sarà un buco perché i contributi versati dai giovani non basteranno a pagare gli assegni di chi si ritirerà dal lavoro, mentre le aziende sembrano orientate ad assumere al massimo 4 giovani ogni 10 over 62 che se ne vanno".







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