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Domenica 5 Aprile 2020, ore 09.57
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Sicurezza scuola: rispetto della privacy contro la sorveglianza negli istituti

Per Anief, il tema della video sorveglianza nelle sedi scolastiche sarebbe già stato delimitato dai paletti imposti dal “Garante della privacy prima” e dal “recente regolamento europeo sul rispetto dei dati personali” poi.

Economia, Scuola ·
(Teleborsa) - "Chi non ha nulla da temere non ha problemi di vedere una divisa, cani antidroga o videocamere fuori dalle scuole medie o dai licei". Con queste parole, il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha commentato nella giornata di ieri, 16 gennaio, il ritrovamento di alcuni chili di droga da parte delle forze di polizia, forse sottratti allo spaccio di sostanze stupefacenti nelle scuole di Cagliari.

Nel corso della sua visita in Sardegna in vista delle prossime elezioni regionali, il vicepremier ha affrontato così il tema della sicurezza negli istituti, scatenando le reazioni degli addetti ai lavori.

Primo fra tutti, Anief, che in un comunicato taccia le parole del rappresentante del governo come l’ennesima provocazione che non tiene conto "Del lavoro di sorveglianza che ogni giorno svolgono migliaia di docenti ed Ata nelle scuole italiane". "Il problema non è tanto quello di andare ad impedire attività illecite quali lo spaccio ed il consumo di droga da parte dei nostri studenti – già compito dell’autorità giudiziaria, continua il comunicato - quanto quello di andare a verificare se la videosorveglianza possa essere strumento utile anche per impedire questa tipologia di reati".

Per il sindacato, infatti, il tema della video sorveglianza nelle sedi scolastiche sarebbe già stato delimitato dai paletti imposti dal "Garante della privacy prima" e dal "recente regolamento europeo sul rispetto dei dati personali" poi. A questo proposito, si legge nel comunicato, il Presidente nazionale Anief Marcello Pacifico si è detto "Fortemente contrario ad una politica di repressione come quella che ha intenzione di imporre nelle scuole il vicepremier Matteo Salvini". "Chi lavora nella scuola - ha spiegato Pacifico - vuole solo il rispetto del regolamento europeo sulla privacy, specialmente nel trattamento dei dati sui minori".
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