Venerdì 23 Ottobre 2020, ore 14.06
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PIL, effetto Covid: da Regno Unito a Usa, la classifica dei "crolli"

In un contesto di generalizzata sofferenza, c è anche chi (a sorpresa) ha limitato i danni

Economia ·
(Teleborsa) - Quella che stiamo vivendo ormai da mesi è una emergenza che viaggia su un doppio binario: partita come problema sanitario, la pandemia ha avuto ben presto delle ricadute economiche drammatiche, peggiori persino alla crisi nera del 2008.

Lo dicono i numeri sul PIL che non lasciano scampo ad interpretazioni e in questi mesi hanno registrato crolli verticali. Anche se non manca una eccezione.

Situazione nera nel Regno Unito dove nel secondo trimestre dell’anno il PIL si è contratto del 20,4%. Il PIL spagnolo è sceso invece del 18,5%. Calo del 13.5% per i "cugini" francesi dove tra l’altro la pandemia – come anche in Spagna – continua a marciare a passo decisamente sostenuto, ieri nuovo record in entrambi i Paesi.

Calo del 12.4% per l’Italia, dato sostanzialmente in linea con quello della zona Euro: come rivela Eurostat, il calo del PIL sul trimestre precedente è stato del 12,1%, dopo il 3,6% del periodo gennaio-marzo


Segno meno ovviamente anche per la locomotiva d’Europa: la Germania della Cancelliera Merkel registra un -10%. Non va meglio agli Stati Uniti di Donald Trump che interrompono un ciclo espansivo fra i più lunghi della storia segnando un calo del 9,5% .

Male ma non malissimo in Giappone. Con il "lockdown" parziale caduta del Prodotto interno lordo della terza economia al mondo del 7,8% nel secondo trimestre dell'anno. Nelle scorse ore, intanto, in azione la Banca centrale cinese ha immesso sul mercato liquidità per 700 miliardi di yuan.

Ma c’è una moderata eccezione. In Cina – Paese da cui la pandemia è partita – il PIL è rimbalzato dell'11,5% nel secondo trimestre, dopo essere sceso del 10% nel primo. Rispetto all’anno precedente, il calo è stato del 6,8% nel primo trimestre, con un rimbalzo del 3,2% nel secondo: in ogni caso, siamo in presenza di livelli di crescita decisamente più contenuti da quelli messi a segno da Pechino negli ultimi decenni.
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