Martedì 22 Settembre 2020, ore 19.02
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Università, Manfredi: modello misto, metà in aula e metà in didattica a distanza

Il ministro di Università e Ricerca delinea anche il perimetro degli interventi necessari con il Recovery Fund: servono fino a 15 miliardi per colmare il gap con l'Europa.

Economia, Scuola ·
(Teleborsa) - Modello "misto" per la ripresa delle attività universitarie. È quanto previsto dal ministro dell'Università e Ricerca, Gaetano Manfredi: "il 50% degli studenti in presenza e l'altro 50% in didattica a distanza".

"Stiamo cercando a livello nazionale di garantire il massimo della sicurezza e il massimo della frequenza possibile ovviamente convivendo con la pandemia che rappresenta un'emergenza che continua ad esserci e che non possiamo dimenticare visto se c'è – ha spiegato il ministro Manfredi – Le lezioni in presenza stanno ripartendo in tutte le università e alcune università hanno cominciato la prima settimana di settembre, molte lo scorso lunedì, la maggior parte riprendono lunedì prossimo".

"Si è cercato di privilegiare le matricole perché vengono da un anno scolastico complicato e devono essere un po' inquadrati all'inizio dell'anno perché è la prima volta che frequentano l'università", ha aggiunto il ministro.

Il ministro dell'Università e della Ricerca ha poi parlato anche del Recovery Fund e alle risorse da indirizzare al settore di sua competenza: "Credo che oggi per portarci diciamo sui numeri della media europea dobbiamo investire tra i 10 i 15 miliardi nei prossimi anni, aggiuntivi rispetto alle risorse che abbiamo sempre investito".

Per il Gaetano Manfredi "ci vuole più diritto allo studio, più offerta formativa e formazione professionalizzante, ci vogliono anche nuove competenze digitali e le competenze verdi all'interno dei percorsi universitari", e ha negato una riduzione degli iscritti all'Università: "i numeri del passato ci facevano temere una contrazione degli iscritti all'università ma l'intervento dello Stato, quasi la metà degli studenti non paga tasse o paga un minimo, ha fatto sì che i dati dicono che la riduzione delle immatricolazioni e degli iscritti non c'è. Il dato consolidato lo avremo però in ottobre. È un motivo di soddisfazione, è il modo migliore per avere speranza e guardare al futuro".
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