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Brexit, per BoJo è tempo di scegliere

Nel frattempo, il Premier perde "pezzi"

Economia, Politica ·
(Teleborsa) - Piccoli passi avanti, ma divergenze su questioni chiave, pesca in primis, non ancora superato. Continuano a procedere a rallenty i negoziati fra governo britannico e UE sulle relazioni future post Brexit che comunque proseguiranno "intensamente" nei prossimi giorni per cercare di scongiurare in extremis l'epilogo di un No Deal entro la fine del periodo di transizione fissata al 31 dicembre.



Lo ha ribadito ieri alla Camera dei Comuni il Ministro Michael Gove, che sovrintende al dossier per conto del Premier Boris Johnson, precisando che nei colloqui in corso questa settimana a Londra fra i team guidati da Michel Barnier e da lord David Frost.

"Il Regno Unito resta impegnato a negoziare un accordo di libero scambio e il team negoziale capeggiato da Lord Frost continuerà a lavorare duro per trovare soluzioni che ovviamente rispettino in pieno la nostra riconquistata sovranità", ha aggiunto Gove, incalzato dalle contestazioni dell'opposizione (laburisti, indipendentisti scozzesi, liberaldemocratici) sui rischi economici e commerciali di un eventuale no deal, tanto più nel pieno dei contraccolpi dell'emergenza Covid.

Bruxelles, intanto, ha fissato per il 19 la data di un Consiglio Europeo che potrebbe rappresentare la scadenza limite per annunciare una svolta o un fallimento definitivo delle trattative, dati i tempi necessari alle successive ratifiche parlamentari.

I nodi da sciogliere restano quelli sui diritti di pesca nelle acque britanniche; sull'adeguamento normativo automatico a una serie di regole europee (che l'UE pretende. ma Londra rifiuta) su temi quali le tutele ambientali e lavorative o gli aiuti di Stato nell'ambito del cosiddetto 'level playing field', a garanzia di una concorrenza leale; e sull'individuazione di un organo giudiziario o arbitrale neutro per la risoluzione di future dispute bilaterali.

Nel frattempo, si è aggiunta un'altra grana. Il suo "consigliere chiave" e stratega Dominic Cummings lascerà il Governo del Regno Unito entro la fine dell'anno. Il suo addio, di fatto, priverà il Premier di una figura chiave, che ha esercitato un'enorme influenza su tutti gli aspetti della politica del Governo, dalla risposta pandemica alla Brexit alla riforma economica.

Ma BoJo aveva già perso un altro tassello: mercoledì scorso è uscito di scena anche il direttore delle comunicazioni Lee Cain. Il segretario ai trasporti del Regno Unito Grant Shapps ha minimizzato: "I consulenti vanno e vengono", ha detto in un'intervista a Sky News assicurando che il Governo "rimarrà concentrato sulle grandi questioni, inclusa la gestione della pandemia, piuttosto che su "chi è dentro e fuori".

Intanto, sono in tanti a pensare che l’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca influenzerà anche le trattative post Brexit, in corso, tra Londra e Bruxelles.

Allo stato, infatti, Boris ha perso una spalla non da poco. Se infatti Trump aveva più volte offerto il suo sostegno, al contrario, il nuovo inquilino della Casa Bianca è pronto a mettere un freno alle minacce di lasciare il tavolo negoziale senza un accordo. Biden, infatti, (che ha origini irlandesi) ha ribadito in più occasione che non potrà esserci nessun patto commerciale con Londra se la Brexit minaccerà la pace in Irlanda del Nord, raggiunta nel 1998.

Tradotto: nessuna chance che Washington sostenga la Hard Brexit, come avrebbe fatto invece il Tycoon.


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