Martedì 24 Novembre 2020, ore 04.42
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Commercio, ISTAT: "Forte l'impatto del Covid-19 su consumi e occupazione"

Nel settore -191mila occupati. Negozi di beni non alimentari registrano calo del 13,5%. Commercio elettronico in crescita (+ 29,2%)

Economia ·
(Teleborsa) - Sotto l'onda dell'emergenza Covid-19 crolla il PIL, calano i consumi delle famiglie e gli occupati nel commercio. Nel primo trimestre del 2020 il PIL ha registrato, in termini congiunturali, una contrazione del 5,5% e i consumi delle famiglie sono diminuiti in misura ancora piu` accentuata (-7,8% in volume). Contrazione che ha assunto un'intensita` ancora maggiore nel secondo trimestre, quando il PIL e` caduto del 13%, trainato dalla contemporanea discesa di consumi, investimenti ed esportazioni. In particolare, la spesa per consumi delle famiglie (misurata al netto dei prezzi la cui dinamica e` stata, peraltro, pressoche´ nulla) e` risultata inferiore dell'11,6% rispetto al trimestre precedente e del 17,5% rispetto a un anno prima. Considerando le principali componenti, si registra una caduta relativamente contenuta (-5,2% in termini tendenziali) per i beni non durevoli, decisamente piu` marcata per i servizi (- 24,1%) e particolarmente acuta per i beni durevoli (-32,5%). Per quanto riguarda il terzo trimestre – secondo le prime stime – si registra un rimbalzo dell'attivita` eccezionalmente ampio, con un aumento congiunturale del PIL del 16,1% che ne ha riportato la diminuzione rispetto a un anno prima al 4,7%. Risultati in linea con quelli dell’insieme dell'area Eu che ha segnato nel terzo trimestre un calo tendenziale del 4,3%. Questi i dati illustrati dal direttore centrale per gli studi e la valorizzazione tematica nell'area delle statistiche economiche dell'Istat, Gian Paolo Oneto, in un'audizione alla Commissione Attività produttive della Camera, sul rilancio del commercio alla luce della crisi causata dal Covid-19.



ANDAMENTO CONGIUNTURALE DEL SETTORE DEL COMMERCIO –
Nel corso del 2020 le vendite al dettaglio hanno risentito fortemente dell'emergenza sanitaria dovuta all'epidemia Covid-19. L'indice totale destagionalizzato e` caduto bruscamente in marzo e aprile, scendendo di circa il 30% nell'arco dei due mesi, per poi segnare un repentino rimbalzo e tornare a giugno a un livello di poco inferiore a quello dei primi mesi dell’anno. Dopo un nuovo calo a luglio, il livello ha segnato un pieno recupero ad agosto e una lieve diminuzione a settembre quando e` risultato comunque superiore dell'1,3% rispetto allo stesso mese del 2019. L'andamento complessivo – spiega l'Istat – nasconde una forte divaricazione tra vendite di beni alimentari e non alimentari. Gli esercizi commerciali appartenenti al settore alimentare nella media dei nove mesi hanno segnato una crescita del 3,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Gli esercizi che si occupano di vendite dei beni non alimentari sono stati, invece, penalizzati in modo diretto dalle chiusure e il relativo indice ha registrato un calo complessivo nel periodo del 13,5%. Tuttavia, anche per questa componente si e` osservato un primo recupero in giugno e, dopo il calo di luglio, il livello per il bimestre agosto-settembre e` risultato di pochissimo inferiore a quello di gennaio-febbraio (-0,1%). Tra le forme distributive, solo il commercio elettronico presenta risultati positivi con una crescita continua che ha condotto ad un aumento del 29,2% nell'arco dei nove mesi. Una diminuzione particolarmente accentuata emerge per le vendite al di fuori dei negozi che registrano un calo del 14,6% nei nove mesi. Nel periodo gennaio-settembre, all'interno della grande distribuzione e` in crescita il settore alimentare (+3,9%) grazie all'aumento delle vendite negli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare, in particolare per le tipologie dei discount (+6,6%) e dei supermercati (+5,3%). Hanno, invece, subito forti contrazioni gli esercizi specializzati e quelli non specializzati a prevalenza non alimentare, con cali rispettivamente del 19,9% e del 12,5%. Nel caso della grande distribuzione specializzata – sottolinea la Relazione – la tendenza resta negativa anche nei mesi piu` recenti, con una diminuzione del 4,6% a settembre. Sul fronte dei prodotti non alimentari segnano un risultato negativo tutte le componenti merceologiche ad eccezione di "Dotazioni per l'informatica, telecomunicazione, telefonia" per il quali si osserva un incremento del 3,5% sull'insieme dei nove mesi. Tra i gruppi con vendite in calo, sembrano aver risentito particolarmente degli effetti dell'emergenza sanitaria quelli del settore "Calzature, articoli in cuoio e da viaggio" e "Abbigliamento e pellicceria" (rispettivamente -24,7% e -24,5%), per i quali, dopo aver toccato il livello di vendite minimo nei mesi di marzo e aprile e un recupero solo parziale nei mesi recenti, le variazioni tendenziali risultano ancora negative a settembre. Nei primi nove mesi del 2020 si riscontra una diminuzione marcata anche per: "Foto-ottica e pellicole, supporti magnetici, strumenti musicali" (18,2%); "Giochi, giocattoli, sport e campeggio" (16,5%); "Cartoleria, libri, giornali e riviste" (15,7%).

L'OCCUPAZIONE NEL SETTORE DEL COMMERCIO – Forte l'impatto dell'epidemia sul mercato del lavoro. Tra il primo e il secondo trimestre del 2020 si è registrata una riduzione del numero di persone occupate nell'insieme dell'economia pari a 470mila unita` (-2,0%), dovuta soprattutto alla diminuzione dei dipendenti a termine e degli indipendenti. Nei mesi di luglio e agosto vi e` stato un parziale recupero ma il numero di occupati a settembre – sostanzialmente stabile rispetto ad agosto –, fa sapere l'Istat, e` ancora inferiore a quello di febbraio di circa l'1,4%. I lavoratori del commercio ammontano, nel secondo trimestre 2020, a 3 milioni 112mila e rappresentano il 13,7% del totale degli occupati. Rispetto al secondo trimestre 2019 gli occupati del settore sono diminuiti del 5,8% (per un totale di circa 191 mila unita`), con un calo quasi doppio rispetto a quello osservato per il complesso dell'occupazione (pari al 3,6%). Una maggiore tenuta ha caratterizzato l'occupazione nel commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (il 13,1% degli occupati nei settori del commercio), diminuita dello 0,4%. Il calo e` stato del 6,1% per gli occupati del commercio all'ingrosso, che rappresentano circa un quarto degli occupati nel settore del commercio, e del 6,7% per quelli del commercio al dettaglio, che occupa piu` del 60% del totale del settore. Nel complesso, – si legge nello studio – particolarmente marcato e` il calo occupazionale tra i lavoratori indipendenti (-9,3%), con una dinamica negativa molto accentuata (-12,7%) per i lavoratori autonomi senza dipendenti. Il numero di occupati diminuisce sia tra i lavoratori sia tra le lavoratrici, che costituiscono circa il 41% degli occupati nel commercio.nel commercio al dettaglio. Particolarmente marcato e simile a quello maschile nel commercio al dettaglio il calo nel numero di occupate (-6,5% contro -7,0% tra gli uomini). Differenze significative emergono rispetto all'eta` degli occupati: gli ultracinquantenni, che rappresentano circa un terzo della manodopera del settore commerciale, sono calati di appena l'1,6%, a fronte di una diminuzione dell'8,7% per i 35-49enni (i quali rappresentano il 40,3% dell’occupazione nel commercio); tale fascia d'eta` ha registrato una caduta piu` marcata nel commercio a dettaglio (-10,1%). Gli occupati piu` giovani, che pesano per il 26,8%, sono diminuiti del 6,4% a causa essenzialmente della forte riduzione (vicina al 15%) nel commercio all'ingrosso. Riguardo alle tendenze territoriali, nel Mezzogiorno gli occupati del commercio mostrano una diminuzione superiore alla media e pari all'8,2%, passando da 997mila del secondo trimestre 2019 a 916mila nel secondo 2020; nel commercio all'ingrosso e nel commercio al dettaglio il calo occupazionale raggiunge il 9% ed e` quasi doppio rispetto a quello registrato nel Nord e circa triplo di quello osservato nel Centro. In sintesi, – conclude l'Istat – nel secondo trimestre 2020 il settore commerciale occupa 3 milioni 112mila lavoratori; di questi, oltre i due terzi (il 65,1%) sono lavoratori dipendenti, il 40,9% donne e circa la meta` (50,6%) risiede al Nord. I lavoratori 35-49enni sono i due quinti e gli ultracinquantenni rappresentano circa un terzo del totale.
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