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Recovery Fund, Ferretti: "Triplice errore condizionare erogazione fondi a rispetto stato di diritto"

L'economista analizza i possibili sviluppi in seguito al veto di Ungheria e Polonia sull'approvazione del Bilancio europeo 2021-2027

Economia ·
(Teleborsa) - "Lo stato di diritto va senz'altro tutelato in ogni maniera, ma condizionare l'erogazione dei fondi al rispetto dei diritti umani mi pare un triplice errore". Questo il commento dell'economista e docente Innovation Academy Trentino Sviluppo, Andrea Ferretti, alla luce dello stallo nell'iter di approvazione del Recovery Fund.



"Il Recovery Fund dovrebbe portare all'Italia circa 80 miliardi di fondo perduto e 127 miliardi di prestito tuttavia l'iter per arrivare all'erogazione di questi fondi al momento è bloccato. È bloccato – spiega Ferretti – perché Consiglio europeo e Parlamento europeo hanno ritenuto di condizionare l'erogazione di questi fondi al rispetto di quello che viene definito lo stato di diritto inteso come autonomia della magistratura, ilbertà di stampa, e altro. Ora il problema è che paesi come l'Ungheria e la Polonia hanno ritenuto questo vincolo un'inaccettabile ingerenza nei fatti di casa loro, esercitando il veto. Un veto che non hanno potuto esercitare sul Recovery Fund ma sull'approvazione del Bilancio europeo 2021-2027. E, poiché il Recovery Fund poggia su questo bilancio, niente approvazione significa niente Recovery Fund".






Per l'economista l'aver condizionato l'erogazione di tali fondi al rispetto dello stato di diritto costituisce un errore ideologico, politico ed economico. "Un errore ideologico – sottolinea Ferretti – perché il percorso per arrivare a una democrazia compiuta è lungo e articolato. Purtroppo la democrazia non si può comprare con soldi comunitari e non si può imporre per decreto. Ma è anche un errore politico perché nella massima emergenza si è deciso di fare una scelta di rottura, mettendo nell'angolo Polonia e Ungheria con il risultato che questi Paesi hanno esercitato il diritto di veto". Per Ferretti si tratta, infine, anche di un errore economico in quanto "un accordo con questi Paesi si troverà senz'altro dal momento che hanno un disperato bisogno di soldi comunitari. Il grande rischio, tuttavia, – conclude l'economista – è che slittino in avanti tutti i tempi: se si arriva all'esercizio provvisorio di bilancio probabilmente di Recovery Fund non si sentirà parlare prima della fine del 2021".
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