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BCE: crisi più prolungata del previsto, misure dicembre votate all'unanimità

Economia ·
(Teleborsa) - Le decisioni di politica monetaria della BCE all'ultimo incontro di dicembre sono state assunte all'unanimità, sia in relazione agli strumenti più tradizionali quali i tassi d'interesse e le aste TLTRO-III, sia relativamente alle misure di quantitative easing (Piano APP) ed al piano anti pandemico PEPP. Lo rivelano i verbali (minutes) dell'ultimo incontro tenutosi il 9-10 dicembre.



Per quanto riguarda l'analisi economica, i membri si sono detti generalmente d'accordo sulla valutazione complessiva dell'attuale situazione economica e dei rischi, ritenendo che la pandemia continui a rappresentare seri rischi per la salute pubblica e per l'economia europea e globale.

Le positive notizie sul fronte dei vaccini - si spiega - sono state controbilanciate dagli effetti della seconda ondata della pandemia, tanto che, in relazione ai tempi dello shock, i banchieri hanno ritenuto che la forma attesa della ripresa sia ora molto diversa dalle forme a V e U previste all'inizio dell'anno e che la seconda ondata abbia reso la crisi più prolungata di quanto previsto in precedenza. Si è ritenuto quindi che una riduzione prolungata dell'attività potrebbe causare danni più duraturi a una serie di settori, con maggiori rischi di crescenti insolvenze e disoccupazione.

Tenendo in considerazione questo scenario, tutti i membri hanno convenuto che, in considerazione delle ricadute economiche della pandemia e della bassa inflazione, fosse "necessario agire con decisione" e fossero "necessarie ulteriori misure di politica monetaria per preservare condizioni di finanziamento favorevoli oltre il periodo della pandemia, sostenendo così il flusso di credito a tutti i settori dell'economia e sostenendo la ripresa economica".

Ma dai verbali è emerso che, relativamente all'aumento del piano anti-pandemico PEPP, la cui portata è stata innalzata di 500 miliardi a 1.850 miliardi nella riunione di fine anno, i membri dell'esecutivo hanno espresso proposte contrastanti: alcuni banchieri, molto probabilmente i "falchi" nordici, hanno espresso una preferenza per un aumento più contenuto, sostenendo che restasse ancora una spare capacity della precedente dotazione, altri hanno auspicato un aumento più ampio delle risorse, assicurando che non sarà necessario utilizzare tutta la dotazione. Una impostazione che alla fine ha prevalso.

Dalle Minutes è emerso, infine, che i membri del Board hanno prestato molta attenzione al ruolo del tasso di cambio nelle prospettive di inflazione ed hanno sottolineato che il tasso di cambio effettivo nominale si trova attualmente ai massimi storici e che il recente apprezzamento potrebbe avere conseguenze negative per le prospettive di inflazione. Il Consiglio direttivo ha dunque deciso di continuare a monitorare gli effetti del tasso di cambio sulle prospettive di inflazione.
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