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Covid, Bankitalia: "Crollano consumi e redditi. Balza il risparmio degli italiani"

Le tendenze emerse dal Rapporto "I conti economici e finanziari durante la crisi sanitaria del Covid-19"

Economia ·
(Teleborsa) - Nonostante il forte sostegno pubblico alla capacità di spesa delle famiglie, la prima metà del 2020 ha registrato un calo dei consumi


del 9,8 per cento. Contrariamente a quanto era accaduto durante le due precedenti crisi, il tasso di risparmio è più che triplicato rispetto alla fine dell'anno precedente segnando un risparmio netto di 51,6 miliardi. Sul fronte dei redditi il Covid ha determinato il peggior crollo degli ultimi 20 anni. Questo il quadro tracciato dalla Banca d'Italia nel rapporto "I conti economici e finanziari durante la crisi sanitaria del Covid-19".

All'aumento del risparmio avrebbe concorso, oltre all'impossibilità di realizzare alcune spese per effetto delle misure restrittive in vigore, un atteggiamento di spesa più cauto da parte delle famiglie a fronte dei rischi di caduta dei redditi e di quelli di contagio connessi con alcune attività di consumo.

La riduzione degli investimenti reali netti, pari a -6,6 miliardi nel primo semestre del 2020, ha toccato il valore più basso dal 1999, riflettendo sia il calo degli acquisti di abitazioni residenziali di nuova costruzione, sia la riduzione di patrimonio non residenziale e altri beni di capitale fisso delle famiglie produttrici e favorendone la sostituzione con strumenti finanziari. Nel primo semestre del 2020 le famiglie hanno, infatti, accresciuto la loro ricchezza finanziaria netta grazie a un accreditamento netto pari a 58,8 miliardi. Nel conto finanziario, a tale accreditamento netto – rileva Bankitalia – ha corrisposto un aumento delle attività delle famiglie per 33 miliardi e una riduzione di passività per circa 26 miliardi.

Sul lato dell'attivo, il circolante e i depositi sono aumentati nel semestre, rispettivamente di 11,3 e 35,4 miliardi, registrando gli aumenti più forti dall'avvio della moneta unica per il primo e dal 2012 per i secondi. Secondo le statistiche bancarie, l'andamento dei depositi non è stato uniforme tra la clientela suddivisa per importi di giacenza. La crescita dei depositi compresi tra 12,5 e 50 mila euro è stata significativa, mentre si è registrato un lieve calo tra i depositi superiori ai 500mila euro, suggerendo una differente preferenza per la liquidità tra le classi durante la pandemia.

Dopo oltre un anno di disinvestimenti in titoli pubblici (-23,6 miliardi nel 2019), nella prima metà del 2020 le famiglie sono tornate ad acquistarne per 5,1 miliardi, mentre sono state registrate vendite di altri titoli per 11,6 miliardi. Gli acquisti di titoli pubblici si sono concentrati nel secondo trimestre, quando le famiglie hanno assorbito titoli per 9,9 miliardi, pari a circa il 9 per cento delle emissioni nette, più che compensando le vendite per 4,8 miliardi registrate nel primo trimestre.

Nel primo semestre del 2020 i redditi primari delle famiglie si sono ridotti dell'8,8 per cento rispetto al primo semestre del 2019 con una contrazione decisamente più ampia di quelle registrate nelle fasi più acute della crisi finanziaria (-5,2 per cento) e di quella dei debiti sovrani (-3,4 per cento). Nel dettaglio i redditi da lavoro dipendente sono scesi dell'8,7 per cento per effetto del calo dei redditi unitari (-7 per cento) e dell'occupazione alle dipendenze (-1,7 per cento), mentre i redditi da lavoro e i profitti delle famiglie produttrici (il risultato netto di gestione e il reddito misto netto) sono diminuiti del 7,4 per cento; gli altri redditi, infine, sono calati del 13 per cento. La flessione del reddito disponibile lordo pro capite è stata molto meno intensa (-3,8 per cento) e sostanzialmente analoga a quelle mediamente registrate nelle due crisi precedenti, grazie all'eccezionale crescita dei trasferimenti sociali netti (60,3 per cento) che ha fornito un contributo di 5,1 punti percentuali.


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