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Recovery, UPB: "A fine Piano incremento di 2,5 punti PIL"

Secondo l'analisi dell'Ufficio parlamentare di Bilancio l'eccessiva frammentazione delle iniziative rischia di diluire la potenzialita` del Piano

Economia ·
(Teleborsa) - Nell'insieme, le risorse complessive dedicate alle missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza nel periodo 2021-26 ammontano a 311,9 miliardi. Il PNRR propone di accedere a tutti i fondi europei a disposizione dell'Italia relativi al Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) pari a 196,5 miliardi (distinti in 68,9 miliardi di sovvenzioni e 127,6 miliardi di prestiti sia sostitutivi, per 87,5 miliardi, che aggiuntivi, per 40,1 miliardi), accanto ai quali vengono considerati ulteriori 14,4 miliardi, una sorta di margine di riserva, raggiungendo 210,9 miliardi. A cio` si aggiungono i 13 miliardi di sovvenzioni relativi al programma ReactEU. In tal modo, le risorse individuate per Next Generation EU (NGEU) nel complesso ammontano a 223,9 miliardi. Quelle aggiuntive rispetto al quadro tendenziale di finanza pubblica risultano pari a 122 miliardi, derivanti dalla somma di 68,9 miliardi di sovvenzioni RRF, 13 miliardi di sovvenzioni ReactEU e 40,1 miliardi di prestiti RRF aggiuntivi. Una componente delle risorse del PNRR, riguardante sia i progetti nuovi del dispositivo RRF che il programma ReactEU, e` gia` stata individuata in occasione della legge di bilancio per il 2021, per un importo di circa 38 miliardi (pari a circa il 31 per cento del totale) per il periodo 2021-26. È quanto emerge dall'audizione di Chiara Goretti, componente del Consiglio dell'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), presso le Commissioni Bilancio e Tesoro della Camera e Bilancio e Politiche UE del Senato riunite congiuntamente nell'ambito dell'esame in sede consultiva della proposta di PNRR, inviata alle Camere il 15 gennaio 2021, che individua le risorse destinate alle finalita` NGEU in un approccio che integra tale nuovo strumento con una parte del Quadro finanziario pluriennale europeo (QFP) e con la programmazione nazionale.



Secondo l'analisi dell'UPB alcune indicazioni sul quadro finanziario del Piano necessitano di essere completate in vari aspetti. Infatti, – sottolinea Goretti – "al di la` di quelle che appaiono come parziali incongruenze numeriche sia interne al Piano presentato sia nei confronti di quanto esposto in documenti precedenti, alcune parti rilevanti del quadro finanziario sono da definire piu` compiutamente e, in particolare, deve essere ancora composta una dettagliata e circoscritta esposizione degli interventi e del loro profilo temporale che consenta una valutazione complessiva, di visione, dell’utilizzo delle risorse e dei suoi effetti sul sistema economico".

Riguardo all'impatto del PNRR sull'economia italiana, dalla simulazione effettuata dall'UPB, attraverso il modello macroeconomico MeMo-It, si ricava che l'effetto espansivo del programma NGEU sull’economia italiana sarebbe pressoche´ uniformemente distribuito nel periodo considerato, raggiungendo oltre un punto percentuale di PIL entro i primi tre anni (2021- 23) e un incremento ulteriore di simile entita` nel successivo triennio. Nel complesso, al termine del periodo di programmazione, nel 2026, l'utilizzo delle risorse NGEU innalzerebbe il PIL dell'Italia di circa 2,5 punti percentuali. Il moltiplicatore di bilancio medio sarebbe superiore all'unita` in quanto – sottolinea l'UPB – lo stimolo esogeno si concentra sugli investimenti pubblici, che tipicamente hanno un elevato potere di attivazione nei modelli macroeconometrici. Nel confronto con le stime, anch'esse preliminari, presentate nel PNRR, si osserva che nei primi tre anni dell'orizzonte di simulazione non vi sarebbero rilevanti disallineamenti con quelle dell'UPB, mentre nel successivo triennio gli effetti espansivi presentati nel PNRR tendono a essere piu` elevati. Al termine dell'orizzonte dell'esercizio il PIL sarebbe al di sopra di quello dello scenario di base di tre punti percentuali nelle stime del PNRR e di quasi 2,5 punti nell'esercizio dell'UPB.

Le ragioni di tale scostamento possono essere molteplici. "La valutazione del PNRR – – spiega Goretti – si basa sull'ipotesi che la spesa sia di qualita` ed efficienza elevate, in modo da innalzare strutturalmente la produttivita` e quindi il potenziale di crescita nel medio-lungo periodo. Tuttavia, tali caratteristiche qualitative della spesa non sono valutabili allo stadio attuale di definizione del Piano".

Seppur la scelta delle priorita` tra le linee di intervento all’interno delle finalita` europee e` una questione eminentemente politica, l'UPB sottolinea nel PNRR una "eccessiva frammentazione delle iniziative che rischia di diluire la potenzialita` del Piano di incidere in modo strutturale sulla realta` del Paese, con una dispersione di risorse che potrebbe non consentire di realizzare gli obiettivi di policy dichiarati". Ragioni di efficacia richiederebbero – afferma Goretti – verosimilmente di rinunciare a qualche linea di intervento e concentrare le risorse su un numero minore di priorita`, per avere un impatto maggiormente visibile su quelle prescelte.


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