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Rete Unica, Genna: "Vestager attenta a non anticipare giudizi"

Finanza, Telecomunicazioni ·
(Teleborsa) - Il tema della Rete Unica nascente dall’integrazione tra TIM e Open Fiber è stato rilanciato da alcune dichiarazioni della Commissaria europea Margrethe Vestager che ha parlato dell'eventualità di un’integrazione verticale. Ne abbiamo parlato con il giurista Innocenzo Genna, specializzato in diritto e policy europee del digitale.



Può chiarirci i contorni di queste affermazioni?

“In verità non si tratta di una dichiarazione ma della risposta ad un’interrogazione depositata da un parlamentare europeo di nazionalità olandese. Quindi non si tratta di dichiarazioni estemporanee ma di un atto dovuto perché il Commissario è obbligato a rispondere alle domande che vengono poste da un deputato, come avviene in Italia per le interrogazioni parlamentari".

La Vestager "ha risposto stando ben attenta a non anticipare un giudizio sull’operazione che ancora non è stata notificata" ed "ha semplicemente ricordato le norme che sono nel codice", ricordando che "se questa rete unica adottasse il modello wholesale only, come quello di Open Fiber, avrebbe dei vantaggi regolamentari, mentre se fosse verticalmente integrato la valutazione andrebbe fatta una volta ricevuta la notifica".

"Le interrogazioni - ha ricordato Genna - sono spesso fatte con l’intento di avere una sorta di valutazione anticipata da parte della Commissione, che sta bene attenta a non farlo, perché se anticipasse una valutazione ancor prima che l’operazione le venga notificata, si potrebbe pensare che c’è un pregiudizio".

La Vestager ha affermato che Bruxelles sta seguendo la vicenda e nel caso in cui l’operazione avesse dimensione europea, potrebbe passare necessariamente per lì. Ritiene che l’UE avocherà a se il diritto di decidere su questa operazione?

"Anche questo è un giudizio che la Commissione deve fare ex post, perché la dimensione europea si calcola solo quando si sa con esattezza quali sono le società coinvolte nell’operazione e quanto grado di controllo e di azionariato hanno nell’operazione. Quindi se vi saranno determinate condizioni, vi sarà una dimensione europea e la Commissione avrà competenza".

"Tutti parlano di dimensione europea sulla base delle informazioni che si conoscono, che sono discusse pubblicamente, però questa rimane comunque una valutazione che la Commissione fa solo ex post quando le viene notificata l’operazione".

Nel caso in cui TIM accettasse di avere una quota di minoranza sarebbe garantita la concorrenza per l’UE?

"Io ritengo che se TIM o qualsiasi altro operatore avessero una quota di minoranza non vi sarebbe un problema. Potrebbe trattarsi di Fininvest o SKY, ma se avessero una quota di minoranza non vi sarà un problema".

"La quota di minoranza - sottolinea Genna - deve essere una quota che non consente un controllo. Controllo quindi sulle operazioni strategiche, ma soprattutto sulla nomina dei vertici apicali e sullo scambio di informazioni".

"Se la rete unica avesse vari azionisti di minoranza è chiaro che agirebbe in maniera del tutto autonoma rispetto ai suoi azionisti che sono anche i compratori della rete. La cosa andrebbe bene. Il problema invece si pone quando c’è un azionista di maggioranza che a quel punto nomina l’amministratore delegato e conosce la strategia dell’operatore e magari la influenza al suo vantaggio".
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