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Enel-Ambrosetti, UE deve colmare gap decarbonizzazione e accelerare investimenti

Con investimenti attesi effetti a cascata su PIL e occupazione. Starace: "Necessario non perdere l'opportunità di creare valore e rivedere governance"

Energia, Finanza ·
(Teleborsa) - L'UE ha accumulato notevoli ritardi nell'attuazione degli obiettivi di decarbonizzazione, a maggior ragione rispetto ai target rivisti a luglio 2021, in base ai quali è prevista una riduzione delle emissioni di gas serra del 55% dal 40% iniziale entro il 2030. Per assicurare il raggiungimento di questi obiettivi l'UE ha anche varato il pacchetto "fit for 55".



Tuttavia, ai livelli attuali, l'UE è destinata a raggiungere i suoi target oltre il 2050. Per quanto riguarda gli altri nuovi obiettivi fissati per le rinnovabili (40%) e l’efficienza energetica (+36%), anche in questo caso l’Europa è in netto ritardo, in quanto si prevede che siano raggiunti rispettivamente nel 2043 e nel 2053.

L'Europa è dunque destinata a giocare un ruolo fondamentale nella transizione energetica, il che implica un'accelerazione degli investimenti, che si tradurrà anche in effetti positivi sulla crescita del PIL e sull'occupazione. Gli investimenti nei settori coinvolti nel processo di transizione energetica genererebbero infatti benefici a cascata, sia in Europa che in Italia, con importanti effetti indiretti e indotti. Colmare questi divari nei prossimi 10 anni potrebbe avere un impatto cumulativo sul PIL di oltre 8.000 miliardi di euro nell’UE e oltre 400 miliardi di euro in Italia.

E' quanto emerge dallo studio "European governance of the energy transition", realizzato da Fondazione Enel e The European House – Ambrosetti in collaborazione con Enel, anticipato oggi nell’ambito del forum in corso a Cernobbio. Presenti Valerio de Molli, managing partner & Ceo di The European House – Ambrosetti, Francesco Starace, Ceo e general manager di Enel e Stefano Manservisi, professore e membro della task force internazionale indipendente sull’azione creativa per il clima.

"La decarbonizzazione è al centro della costruzione dell'Europa del futuro", ha affermato l'Ad di Enel Francesco Starace, spiegando "colmare il gap di investimento con circa 3.600 miliardi di euro necessari per raggiungere l’obiettivo del 2030 in Europa, di cui circa 190 miliardi solo in Italia, avrebbe un impatto cumulativo sul PIL di oltre 8.000 miliardi di euro, di cui oltre 400 solo nel nostro paese".

Pensare di raggiungere il target per le rinnovabili al 2043 anziché al 2030 - ha sottolineato il manager - "sarebbe troppo tardi e sarebbe un peccato perdere anche l’occasione di una creazione di valore economico così grande. Occorre quindi accelerare e dotarsi di un sistema di governance adeguato alla portata della sfida, che sappia tradurre in azione concreta le intenzioni e valorizzare le enormi opportunità che derivano da questo impegno".

Valerio de Molli, managing partner e Ceo di The European House – Ambrosetti ha affermato "è giunto il momento per l’Europa di mettere rapidamente in atto la transizione energetica, di cogliere l’opportunità di rivoluzionare la percezione e le modalità di gestione dell’intero comparto energetico. Questo settore ha il potenziale di catalizzare una visione di ampia portata per il futuro – potenziale di cui le istituzioni europee sono pienamente consapevoli".

E' quindi necessario un rapido cambio di rotta, in grado di mettere l’Europa nelle condizioni di realizzare gli investimenti necessari a recuperare il ritardo accumulato negli anni ed accelerare la creazione di valore economico. Per poter sbloccare gli investimenti necessari è essenziale superare gli attuali ostacoli della governance. Lo studio mette a fuoco sette proposte, suddivise in base alla rispettiva sfera d’azione: europea e italiana. Per quanto riguarda la dimensione europea si mette l'accento sul coordinamento interno e sulla sua capacità di far rispettare l’accordo di Parigi. Per quanto riguarda l'Italia si propone di semplificare le procedure di autorizzazione per gli impianti a fonte rinnovabile e promuovere interventi in favore dell’efficienza energetica, di creare un meccanismo di interazione omogeneo e standardizzato tra le autorità locali da un lato e i distributori di elettricità (distribution system operator, dso) e i gestori dei punti di ricarica (charge point operator, cpo) dall’altro per favorire lo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica, e infine di promuovere la piena integrazione di distretti industriali e cluster di imprese a livello locale, di ecosistemi di innovazione e di comunità energetiche con la rete di distribuzione nazionale.



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