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Turismo, Banca d'Italia: lavoro, fatturato e indebitamento, è il settore più colpito dalla pandemia

Intensa flessione dei flussi soprattutto al Mezzogiorno. Rischio sovraindebitamento: importi erogati a favore del settore pari a 3,3 miliardi di euro.

Economia, Turismo ·
(Teleborsa) - Nel 2020 la pandemia ha determinato un'intensa flessione dei flussi turistici in tutto il territorio nazionale. Se tra il 2010 e il 2019 in Italia le presenze turistiche nelle strutture ricettive erano cresciute a un tasso medio annuo dell'1,5%, nel 2020 le presenze si sono contratte del 52,3% e la flessione ha interessato sia la componente nazionale (-33,8%) sia, in misura più marcata, quella estera (-70,3%), che nel 2019 rappresentava la metà delle presenze. E' quanto emerge dalla nuova pubblicazione della Banca d'Italia su "Il settore turistico e la pandemia di Covid-19". Il calo, ha messo in evidenzia lo studio, ha riguardato in misura più marcata la componente internazionale, le aree maggiormente orientate al turismo culturale e, tra le aree geografiche, il Centro e il Mezzogiorno dove maggiormente sono crollate le presenze straniere (-80,4% e -81,4% rispettivamente).



Nelle aree settentrionali il calo degli stranieri è stato di entità inferiore in connessione con il maggiore peso dei viaggi per motivi lavorativi e del turismo internazionale di prossimità. In particolare, nel Nord l'andamento dei flussi turistici internazionali ha beneficiato soprattutto della maggiore tenuta delle presenze dei turisti tedeschi (la cui incidenza sul totale delle presenze nel Nord Est si e' mantenuta superiore a un quinto anche nel 2020), francesi e svizzeri. Le misure di contenimento della diffusione del coronavirus e la paura del contagio si sono riflesse in un drastico calo del traffico di passeggeri negli aeroporti italiani (-72,6% a livello nazionale). L'andamento dei passeggeri ha riflesso l'evoluzione della pandemia e le restrizioni alla mobilità delle persone: dopo il sostanziale azzeramento durante la prima ondata dei contagi nei mesi primaverili, il numero dei passeggeri era lievemente cresciuto in estate, raggiungendo ad agosto il 37% del livello dello stesso mese del 2019; nei mesi autunnali, durante la seconda ondata della pandemia, il traffico e' tornato a ridursi e a dicembre il numero di passeggeri era pari al 13% di quello dello stesso mese dell'anno precedente.

La crisi pandemica si è riflessa in un deterioramento delle condizioni occupazionali e in una contrazione del fatturato del settore turistico più marcati rispetto agli altri comparti. Se tra il 2010 e il 2019 il numero di occupati del settore turistico è cresciuto del 2,2% in media d'anno, nel 2020 il numero di occupati del comparto si è ridotto dell'11,4% (-1,2% per il resto dell'economia), contribuendo per oltre i due quinti del calo complessivo del totale dei settori. La perdita dei posti di lavoro non è stata omogenea tra categorie di lavoratori: sul calo dell'occupazione ha infatti inciso soprattutto la componente a termine, diminuita nella media dell'anno del 31,5%, mentre l'impatto sull'occupazione permanente è stato mitigato dal blocco dei licenziamenti e dal ricorso alla Cassa integrazione guadagni. Le ripercussioni dell'epidemia sull'attività del comparto turistico si sono riflesse in un drastico calo del fatturato e della redditività. Secondo i dati disponibili a livello nazionale, nel 2020 il fatturato delle società di capitali operanti nei comparti dell'alloggio, della ristorazione e dell'intrattenimento si sarebbe contratto del 40%, circa quattro volte la riduzione registrata per la media delle imprese.

Nonostante la crisi pandemica non si sia ancora riflessa negativamente sul numero di imprese attive e sulla qualità del credito, grazie alle moratorie e alle misure di sostegno del Governo, per le aziende del settore turistico la maggiore leva finanziaria alla vigilia della pandemia e il più elevato incremento dei prestiti nel 2020 potrebbero indurre un rischio di sovraindebitamento. Il ricorso alle moratorie e alle garanzie previste dagli interventi pubblici è stato più intenso rispetto agli altri settori in tutte le aree del Paese. Complessivamente, l'importo erogato attraverso la Tesoreria dello Stato gestita dalla Banca d'Italia a favore del comparto è stato pari nel 2020 a 3,3 miliardi di euro. Nel decennio precedente la crisi pandemica, la dinamica dei prestiti concessi da banche e società finanziarie alle imprese del settore turistico era stata complessivamente debole: tra il 2010 e il 2019 il credito si era ridotto a un tasso medio annuo dello 0,8%. La pandemia ha inciso significativamente sulla dinamica del credito che, sulla base dei dati della Centrale dei rischi, a livello nazionale è aumentato del 13,5% nel comparto turistico, in misura più sostenuta rispetto agli altri settori (4,2).

Alla fine del 2020, il 79,4% delle imprese del comparto turistico censite in AnaCredit utilizzava almeno una delle due misure a livello nazionale, una quota superiore di 20 punti percentuali rispetto agli altri settori. Analogamente alle altre aziende, l'adesione alle moratorie da parte delle imprese turistiche è stata molta diffusa sin dalla loro introduzione: alla fine di giugno ne aveva già beneficiato oltre il 40% delle aziende. L'accesso ai prestiti assistiti da garanzie pubbliche è invece progressivamente cresciuto sino a interessare il 70% delle imprese alla fine del 2020. L'incidenza dei finanziamenti in moratoria o assistiti dalle garanzie Covid-19 era pari, alla fine del 2020, al 48,6% a livello nazionale per il comparto turistico (21 punti percentuali in più rispetto alle altre imprese).
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