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Arte, qual è il valore dell'industria in Italia?

A fare il punto la ricerca “Arte: Il valore dell’industry in Italia”, realizzata dall’Osservatorio Nomisma e promossa dal Gruppo Apollo, con la collaborazione di Intesa Sanpaolo

Cultura, Economia ·
(Teleborsa) - L’industria dell’arte in Italia genera un volume d’affari pari a 1,46 miliardi di euro, con un impatto complessivo economico sul Paese di 3,78 miliardi di indotto, e dà lavoro a circa 36 mila addetti nell’intera filiera produttiva. Sul piano europeo, l’Italia rappresenta il 2% del mercato rispetto alle vendite a valore delle opere d’arte, quota che sale al 6% con l’uscita di UK dall’UE.





Circa 4 mila tra gallerie d’arte moderna e contemporanea, antiquari e case d’asta, rappresentano alcuni tasselli fondamentali del variegato mosaico artistico italiano, composto anche da antiche e moderne professionalità come quelle dei restauratori, consulenti, operatori della logistica, le assicurazioni, le fiere nazionali e internazionali e il mondo dell’accademia. Il settore, altamente specializzato, ritiene che le principali sfide che attendono il nostro Paese siano la semplificazione normativa, la riduzione del gap formazione-mondo del lavoro e la digitalizzazione. Vincerle significa consentire all’Italia di riappropriarsi del ruolo di “fabbrica della bellezza” nel mondo.

Sono questi i principali dati della ricerca "Arte: Il valore dell’industry in Italia", realizzata dall’Osservatorio Nomisma e promossa dal Gruppo Apollo, con la collaborazione di Intesa Sanpaolo presentato oggi a Roma.


Lo studio, primo nel suo genere, si pone come obiettivo quello di realizzare un'istantanea del mercato dell’arte in Italia e del suo impatto economico ed occupazionale sul Paese.

Per stimare il reale valore dell’industria dell’arte in Italia, la ricerca - si legge nel comunicato ufficiale - considera l’intero universo degli operatori che gravitano attorno alla filiera. Nel 2019 il fatturato di case d’asta, gallerie, antiquari e mercanti d’arte ha raggiunto quota 1,04 miliardi di euro, cui si aggiungono 420 milioni di euro derivanti da logistica, pubblicazioni, assicurazioni, fiere, istruzione e restauratori. Per ogni euro del volume d’affari registrato nel mercato dell’arte, secondo l’effetto moltiplicatore calcolato dai ricercatori di Nomisma, si stima un output di 2,60 euro, motivando così l’enorme impatto economico complessivo sul Paese, pari, come detto, a 3,78 miliardi di euro.

In questo scenario, la pandemia Covid-19 ha avuto l’effetto di accelerare alcuni processi già in evidenza nel settore, quali la specializzazione e la digitalizzazione. Negli ultimi anni, infatti, si è evidenziata una riduzione del numero dei player nel mercato a fronte di un aumento del fatturato complessivo. Nel 2019 operavano in Italia 1.667 gallerie, 610 unità in meno rispetto al 2011; situazione simile a quella degli antiquari, che da 1.890 nel 2011 sono diventati 1.593 nel 2019. Tuttavia, le transazioni hanno avuto un balzo in avanti del 2%, rispetto al 2011. Ad emergere, le imprese più virtuose e competitive, in grado di specializzarsi e adattarsi alle esigenze del mercato nazionale e internazionale.

La survey realizzata da Nomisma amplia l’analisi a tutti i settori di fornitura e di servizi per il mercato dell’arte, quali la logistica, le assicurazioni, le fiere, che rendono possibile il funzionamento di una macchina complessa in grado di dare visibilità al Paese in ambito nazionale e internazionale. È questo il caso della logistica dell’arte, un segmento da 70 milioni di euro nel 2019, duramente colpito dalla pandemia, che ha sofferto nel 2020 un crollo di fatturato tra il 70% e il 90%. Anche nell’ambito delle polizze dell’arte – mercato che a livello mondiale è stimato in 2,3 miliardi di dollari - l’Italia è ai primi posti in Europa dopo Regno Unito, Germania e Francia. L’uscita di UK dall’Unione Europea potrebbe far emergere tra gli attori principali Parigi, sia per l’Art Market, sia per l’Art Insurance Market. Le assicurazioni dell’arte, contando su uno stock di opere stabile da assicurare, hanno risentito in misura minore della situazione pandemica, rispetto, ad esempio, agli eventi fieristici, vietati dalle misure di prevenzione del Governo. L’indotto diretto delle principali fiere dell’arte in Italia contava in 68,1 milioni di euro nell’era pre-Covid.

Tra le principali sfide che gli attori del comparto si apprestano ad affrontare, su tutte, la formazione a supporto dello sviluppo delle competenze del settore - che vede in Italia 32 accademie e istituti di eccellenza e più di 2.200 studenti diplomati ogni anno - necessita di una strategia di lungo periodo pianificata a livello nazionale, in grado di formare nuove figure professionali ed evitare che si crei ‘un limbo’ di alto artigianato, non in linea con le nuove evoluzioni. L’80% degli intervistati ritiene che il sistema fiscale e l'eccessiva burocrazia relativa alla circolazione internazionale dei beni (in ingresso ed in uscita dall’Italia) costituiscano i principali elementi che limitano lo sviluppo dell'industria nel nostro Paese.
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