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Martedì 18 Gennaio 2022, ore 08.23
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Conferenza Nazionale Sharing mobility: Milano prima, le città italiane al top in Europa

Triplicati dal 2015 i servizi di sharing. Giovannini: "Cruciale la mobilità condivisa per rendere le città più sostenibili"

Economia, Sostenibilità, Trasporti ·
(Teleborsa) - La mobilità condivisa ha superato lo shock pandemia ed ha ripreso a crescere. Nel 2021 scooter, bike e monopattini in sharing hanno superato i valori del 2019 pre-pandemia, ed il car sharing li sta raggiungendo in queste settimane. Le iscrizioni ai servizi di sharing mobility in Italia hanno raggiunto la quota di 5 milioni 600mila con 158 servizi di sharing attivi in 49 città (il triplo del 2015); circa 15 milioni di Italiani possono utilizzare almeno un servizio di sharing con quasi 90mila veicoli in condivisione (auto, scooter, bici e monopattini). Sono solo quattro le città italiane dove sono presenti tutti i quattro servizi di sharing (car, bike, scooter, monopattini): Milano, Roma, Torino e Firenze. Milano si conferma la città della mobilità condivisa. I dati sui noleggi giornalieri in Italia, confrontati con lo Shared Mobility Index di Fluctuo che tiene sotto osservazione 16 città europee, mostrano come il trend positivo registrato in 6 città italiane monitorate (Milano, Torino, Roma, Bologna, Cagliari e Palermo) sia in linea e addirittura migliore di quello europeo. La sharing mobilità diventa, inoltre, sempre più leggera: tra il 2019 e il 2020 c'è stato il boom dei monopattini (+65%) e degli scooter (+45%), nelle 6 città italiane monitorate si conferma marcata la crescita dei noleggi giornalieri dei monopattini in sharing. La micromobilità oggi costituisce il 91% dei veicoli in condivisione. Questo lo stato dell'arte della sharing mobility italiana secondo quanto emerso dal Quinto Rapporto Nazionale sulla sharing mobility presentato in occasione della Conferenza Nazionale sulla Sharing Mobility, organizzata dall'Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility nato da un'iniziativa del Ministero della Transizione ecologica, del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile e della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – in partnership con Deloitte, RFI, Uber, Voi Technology, Share Now, Key Energy, Via, Expomove, Bit Mobility e Nordcom.

"Per rendere più sostenibili le città, i servizi di mobilità condivisa giocano un ruolo cruciale insieme al trasporto pubblico locale – ha affermato Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili –. Anche grazie all'evoluzione delle tecnologie digitali, la mobilità alternativa offre maggiori soluzioni per lo spostamento dei cittadini a minore impatto ambientale. Il Mims, attraverso l'Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobiliy e il progetto ‘Mobility as a Service', che prevede la selezione di 3 città leader e 7 territori “follower” per sperimentare il nuovo modello di mobilità integrata, avvia una importante e necessaria transizione".?

"Mobilità dolce, pubblica e condivisa sono alleate della nostra visione della stazione ferroviaria come hub della mobilità sostenibile e integrata. Oggi – ha dichiarato Sara Venturoni, direttore Stazioni RFI – sono 256 le stazioni coperte da almeno un servizio di sharing mobility. Ma le stazioni attive sono 2200, di cui 620 interessate da un piano di investimenti epocale, grazie alle risorse messe a disposizione dal MIMS anche attraverso il PNRR. Un'occasione unica per riconnettere le stazioni con le città, riplasmandone gli assetti spaziali, con forme più rispondenti alla mobilità che vogliamo si affermi per un vivere urbano più sostenibile. Più spazio ad una pedonalità continua e sicura, più ciclabilità, più TPL, più sharing con aree di sosta e attrezzature dedicate. Tuttavia, affinché questi investimenti vadano a buon fine è necessario aumentare la diffusione dei servizi di sharing in più città e definire nuovi modelli di gestione integrata".

"La Conferenza di oggi ha dimostrato che la sharing mobility italiana ha superato l'esame di maturità: nel periodo della pandemia ha sofferto meno del trasporto pubblico e della mobilità privata ed ha fornito soluzioni utili per la mobilità sostenibile – ha detto Raimondo Orsini, Direttore Fondazione Sviluppo Sostenibile –. Milano e le altre città italiane sono leader in Europa e questo ci rende orgogliosi. Ma ora la sharing mobility può fare ulteriori passi in avanti e cambiare passo: aumentando il numero di veicoli e servizi, uscire dai centri storici, estendersi alle città medio-piccole, diffondersi anche nel centro-sud".

"Considerando che, per più di 3 cittadini su 4, circa l'80% dei viaggi avviene all'interno del contesto urbano non si può pensare di far evolvere la mobilità senza una contestuale evoluzione dei modelli cittadini – ha sottolineato Luigi Onorato, senior partner di Monitor Deloitte –. Secondo la nostra indagine, oggi il 95% dei cittadini vuole servizi di prossimità, mentre l'89% considera l'inquinamento quando si sposta: siamo, insomma, di fronte a una grande trasformazione della mobilità. Grazie alle risorse del Recovery Fund possiamo guidare questa mutazione per creare nuovi modelli, coerenti con l'evoluzione delle città e dei contesti sociali”.




Le città italiane della sharing mobility –
Milano si conferma la città della sharing mobility e della multimodalità ed è prima in tutti e 3 gli indicatori (percorrenze, numero veicoli, numero noleggi) e dispone di tutte le tipologie di vehicle sharing. Cresce Roma e si classifica al secondo posto, soprattutto in termini di flotte. Al terzo posto Torino. Seguono altre città metropolitane (Bologna, Firenze, Bari, Genova). Tra le prime 10 anche città medio piccole come (Pescara, Rimini, Verona). Da segnalare Brescia, con un bike sharing pubblico molto efficiente e un car sharing station based. Solo Milano, Roma, Torino e Firenze hanno tutti e 4 i servizi di sharing. Tra le città più grandi, Napoli rimane indietro, non ha un servizio di scooter sharing, e il car sharing è di piccole dimensioni. Le città che hanno almeno un servizio sharing mobility sono così suddivise: 26 al nord, 10 al centro e 13 al sud. Il sud è la parte di Italia che ha maggiormente scelto il monopattino come modalità unica di sharing mobility con ben sei città, Catania, Enna, Messina, Trapani, Cagliari e Sassari. Le uniche città del sud con almeno 2 servizi sono Napoli e Palermo.

Muoversi con leggerezza – Nell'arco degli ultimi 5 anni il peso medio di un veicolo in sharing è passato da 400kg a 120kg. Il 91% dei veicoli in condivisione in Italia sono veicoli di micromobilità (monopattini, biciclette, scooter). Questa tendenza si spiega con la preferenza delle persone di noleggiare veicoli che non hanno problemi di parcheggio e permette di ridurre i tempi di percorrenza e azzerare o quasi gli impatti ambientali perché sono veicoli senza motore o con motore elettrico. D'altro canto – rileva il Rapporto – le città italiane hanno bisogno di migliorare rapidamente la dotazione di infrastrutture adatte a questo tipo di veicoli, compresi parcheggi dedicati, per garantire spazi e sicurezza a tutte le modalità di trasporto.

Le nuove sfide della sharing mobility – Nonostante i numeri che confermano la maturità raggiunta dalla sharing mobility, il futuro presenta nuove sfide. Sarà necessario aumentarne la diffusione: più del 50% dei capoluoghi italiani non dispongono ancora di un servizio di sharing; superare il divario nord/centrosud; svilupparla anche nelle città medio-piccole. Per estendere la sharing anche dove l'imprenditoria privata non riesce a garantire i bisogni della collettività, è necessario, inoltre, – sottolinea il Rapporto – sostenere i servizi di sharing mobility con modelli simili a quelli con cui si sostiene il trasporto pubblico, ma con volume di risorse di scala nettamente inferiore. L'Osservatorio ha simulato quale sarebbe l'ordine delle risorse da impegnare annualmente per istituire un efficace servizio di bike sharing nei 76 capoluoghi che ancora non ne dispongono. Mettere su strada circa 35mila biciclette in condivisione, servendo circa 7 milioni di italiani in più rispetto ad oggi, significherebbe aumentare la dotazione di risorse del Fondo Nazionale per il trasporto pubblico locale di solo lo 0,5% all'anno. Un elemento importante emerso nella Conferenza è quello del ruolo che potranno avere nei prossimi anni le stazioni ferroviarie come catalizzatori di mobilità condivisa, consentendo ai vari servizi di sharing di disporre di spazi dedicati e facilmente individuabili.

"Mobility as a service", un nuovo paradigma della mobilità – il MaaS è una soluzione in grado di integrare diversi servizi di mobilità in un'unica App che consente, con un solo clic, di programmare i propri spostamenti, pagarli e ricevere informazioni durante il viaggio, anche se questi si fanno con modalità di trasporto differenti e sono gestiti da operatori diversi. L'obiettivo delle piattaforme MaaS è facilitare l'uso di tutti i servizi di mobilità condivisa, e in questo modo incentivarne l'utilizzo. L'Italia, nel quadro degli investimenti del PNRR, sta puntando a far decollare un proprio ecosistema MaaS attraverso un progetto pilota, gestito dal MIMS e dal MITD, del valore di 40 milioni di euro, che nel 2022 coinvolgerà 3 città metropolitane "leader" e 7 città/territori "follower".








(Foto: Viktor Kern on Unsplash)
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