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Sud, Svimez: PIL cresce ma meno che al Nord

Da PNRR spinta decisiva per colmare divario con Centro-Nord

Economia ·
(Teleborsa) - Dopo un 2020 nel quale la pandemia ha reso sostanzialmente omogenei gli andamenti territoriali nel Paese, quest'anno il PIL del Centro-Nord si attesterà a +6,8% mentre nel Sud crescerà del 5%.




Lo stima SVIMEZ, l'associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno, nel suo Rapporto annuale sullo stato dell'economia e della società del Sud Italia. Il rimbalzo, dunque, ci sarà per l'intero territorio italiano, ma con il Mezzogiorno che resta comunque, pur in un quadro generalizzato di ripresa economica, meno reattivo e pronto a rispondere agli stimoli di una domanda legata soprattutto a due fattori: esportazioni e investimenti. L'export ha un effetto propulsivo più ampio nel Centro-Nord (+14,3% al Sud, +16,5% nel resto del Paese); gli investimenti in costruzioni accelerano in entrambe le aree (+14,8% al Sud, +15,8% al Centro-Nord) ma tendono ad avere un impatto di traino all'economia più significativo al Sud.

Nel 2020, anche a causa della pandemia, la povertà assoluta è aumentata sia per le famiglie sia per gli individui: sono oltre 2 milioni le famiglie italiane povere, per un totale di più di 5,6 milioni di persone, di cui oltre 775.000 nelle regioni meridionali, per circa 2,3 milioni di persone. Il rapporto rileva che nel Mezzogiorno che si conferma la ripartizione territoriale in cui la povertà assoluta è più elevata con un'incidenza del 9,4% fra le famiglie (era l'8,6% nel 2019). La presenza di minori incide in misura significativa sulla condizione di povertà: nel Mezzogiorno il 13,2% delle famiglie in cui è presente almeno un figlio minore sono povere, contro l'11,5% della media nazionale.

L'effetto delle misure del PNRR e delle politiche di bilancio alla crescita è maggiore al Sud, dove il contributo offerto dagli interventi copre il 58,1% della crescita cumulata nel quadriennio 2021-2024 contro il 45% nel Centro-Nord, evidenzia Svimez sottolineando come l'economia meridionale potrebbe avere una spinta decisiva se si spenderanno interamente i fondi destinati al Mezzogiorno (40%) e se si riuscirà a trasformare la spesa per investimenti pubblici in nuova capacità produttiva in grado di intercettare una quota maggiore di domanda, interna ed estera. Complessivamente, nel periodo 2021-2024 il PIL è visto a +12,4% al Sud contro il +15,6% al Centro-Nord. Nel quadriennio, spiega il rapporto l'impatto relativamente maggiore delle manovre di finanza pubblica e del Pnrr al Sud rispetto al Centro-Nord dovrebbe impedire al divario di riaprirsi. In particolare, per il 2022 Svimez prevede un aumento del PIL del +4,2% al Centro-Nord e del +4% nel Mezzogiorno. Nel biennio 2023-2024 stima al Sud rispettivamente un +1,9% il primo anno e un +1,5% il secondo, mentre nel Centro-Nord il PIL crescerebbe del +2,6% nel 2023 e del +2% nel 2024.

Complessivamente nel periodo 2002-2020 coloro che sono emigrati dal Sud hanno superato il milione di persone, di cui circa il 30% laureati. Migrazioni e diminuzione della natalità, evidenzia l'associazione, insieme all'incremento della mortalità media rispetto agli anni precedenti a causa degli effetti diretti e indiretti della pandemia, hanno determinato la contrazione del tasso di crescita della popolazione registrata nel 2020: -6,4% in Italia, -6,2% al Centro-Nord, con punte del -7% nel Mezzogiorno. Nel 2020 il saldo migratorio interno risulta in media negativo al Sud per oltre 50 mila unità a favore delle regioni del Centro-Nord.
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