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Lavoro, Orlando: salario minimo "passaggio storico"

Economia ·
(Teleborsa) - "Siamo di fronte a un passaggio storico, la direttiva apre una strada molto importante per l'Europa sociale". Lo ha detto il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, intervenendo alla riunione EPSCO sulla direttiva sui salari minimi adeguati. "L'Ue per la prima volta afferma un principio - ha detto - il lavoro non è una merce. Possiamo migliorare con questo strumento la condizione di vita di milioni di lavoratori, anche utilizzando gli strumenti della contrattazione collettiva".




Orlando ha sottolineato che "sappiamo quali e quante resistenze ha incontrato questa direttiva. In Italia stiamo già lavorando nello spirito dell'articolo 36 della Costituzione per garantire ai lavoratori e alle loro famiglie un'esistenza libera e dignitosa. Questo comporta di intervenire, promuovendo e sostenendo la contrattazione collettiva in modo da assicurare l'applicazione dei trattamenti economici previsti dai contratti più rappresentativi, contrastando i contratti pirata. E' importante questo successo in questo momento, nel quale il conflitto che si è determinato rischia di impoverire ulteriormente fasce del lavoro. Questa direttiva non poteva essere una camicia di forza, ma neppure un semplice desiderio. E' stato trovato un punto di equilibrio che consente di corrispondere all'obiettivo di dare dignità al lavoro".

Sui lavoratori delle piattaforme: "dobbiamo avere più coraggio: non possiamo preoccuparci del fatto che il salario minimo può indebolire la contrattazione e non porci il problema che l'algoritmo può distruggere la contrattazione, le garanzie e le tutele che la contrattazione riesce ad assicurare a molti lavoratori".

"Per questo sosteniamo la proposta di direttiva per migliorare le condizioni dei lavoratori - ha proseguito Orlando - sia chiarendo il loro status occupazionale che attraverso un controllo della gestione algoritmica. Occorre riconoscere ed estendere le tutele senza distinzioni, anche attraverso la presunzione legale. Dobbiamo delimitare le ripercussioni sulle prestazioni e le condizioni di lavoro dovute agli algoritmi, promuovere la costruzione di diritti digitali collettivi. Ritengo che la gestione algoritmica debba andare oltre i meri aspetti di trattamento dei dati personali. Dobbiamo costruire delle tutele che garantiscono in questo nuovo quadro i lavoratori, altrimenti rischiamo che tutto il lavoro fatto fin qui venga messo in discussione".
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