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Cdp, Scannapieco: in prossimi tre anni 128 miliardi investimenti

Sud, PNRR sembra essere miglior risposta a problemi strutturali

Economia ·
(Teleborsa) - "CDP è pronta a svolgere un ruolo forte, ad agire con l'obiettivo di migliorare l'economia nazionale, sostenere il contesto imprenditoriale e migliorare la vita delle famiglie italiane". Lo ha affermato l'amministratore delegato di CDP, Dario Scannapieco, intervenendo al convegno "Sud & Nord- Passaggio di fase", in programma dal 24 al 26 giugno a Maratea.






Nel prossimo triennio - ha proseguito - CdP "prevede di impegnare risorse per 65 miliardi di euro e attrarre ulteriori 63 miliardi di euro di terzi per un totale di circa 128 miliardi di euro di investimenti sostenuti in quattro aree prioritarie: tutela del cambiamento climatico e dell'ecosistema, crescita inclusiva e sostenibile, ripensamento delle filiere produttive e delle catene del valore, digitalizzazione e innovazione, tutti temi importanti in Italia in generale, ma in particolare nel Mezzogiorno".

"Grazie al nuovo Piano industriale - prosegue - CdP ha messo in cima all'agenda l'addizionalità, il fatto di agire in maniera complementare rispetto al mercato e sappiamo che spesso il mercato nel Mezzogiorno non funziona, così come sono strategiche nella nostra azione l'impatto sociale, ambientale, la resilienza climatica, l'inclusione, la crescita sostenibile e la coesione sociale, fondamentale per avere una società più coesa".


Tema centrale - osserva Scannapieco - è la "necessità di re-innescare in Italia quel processo di ripresa che era partito nel 2021, dopo il periodo difficile della pandemia - che ora risente inevitabilmente e negativamente delle conseguenze del conflitto".

Le banche pubbliche - sottolinea - "hanno reagito prontamente alla crisi del Covid,
grazie all'esperienza maturata, prima, con la crisi finanziaria globale del 2008/2009 e, poi, con la crisi del debito sovrano del 2011/2012, cui è seguito un crollo senza precedenti nel livello degli investimenti in capitale fisso in Europa. Queste banche hanno avuto la credibilità di svolgere un tale ruolo per una serie di ragioni: track record; affidabilità; peso politico e istituzionale; approccio policy driven; profonda conoscenza del territorio; bilancio solido; rendimenti stabili coerenti con il rischio (e il mercato); abitudine a sostenere investimenti a lungo termine, anche legata alla loro missione pubblica.

"Sappiamo che il Governo ha rivisto al ribasso le stime di crescita del PIL, al 3, 1% nel 2022 (dal 4,7%), il deficit al 5,6% mentre il debito è previsto al 146,8%, cifre che ci danno l'idea che lo spazio fiscale che sta usando l'Italia è molto rilevante, in un contesto in cui l'inflazione è prevista intorno al 6% . Da sempre si guarda al Mezzogiorno come a una grande opportunità o come un problema, sta di fatto che il ritardo economico del Mezzogiorno rappresenta uno dei maggiori freni alla crescita economica del paese, guardando nell'altro senso, appunto, una opportunità".

Nel Mezzogiorno - osserva Scannapieco - vive un terzo della popolazione italiana ma viene prodotto poco più di un quinto del PIL, dalle regioni meridionali si origina appena un decimo delle esportazioni nazionali nonostante la felice collocazione geografica,

"Lavorano solo 3 donne su 10, una percentuale pari alla metà di quanto accade nel Centro - Nord, la spesa sociale dei Comuni al Sud è pari a 78 euro pro capite rispetto ai 147 spesi nel resto del paese. Ovviamente, sono tante le cause alla base delle difficoltà economiche del Sud, pesano gli ampi ritardi di dotazione infrastrutturale, la qualità dei servizi pubblici"

Va da sè che si rende necessario un rilancio che passa da due obiettivi: il "primo è il miglioramento della qualità dell'azione pubblica insieme al rafforzamento dell'iniziativa privata".

E proprio in quest'ottica - sottolinea Scannapieco - il PNRR con il suo ampio programma di riforme e investimenti sembra essere una delle risposte alla necessità di affrontare con il sostegno di ampia disponibilità di risorse finanziarie alcuni dei problemi strutturali che ormai da un quarto di secolo frenano la crescita di questo parte del Paese.

Quanto alla riduzione dei gap territoriali - "è uno dei tre obiettivi trasversali da raggiungere con gli investimenti delle varie missioni del PNRR, ma deve fare i conti con una situazione di partenza che ha radici nel passato. Pensiamo che in Germania Est si è investito in 30 anni quasi 5 volte più di quello che si è speso in circa 60 anni nel Sud Italia, cioè tra i 1.500 e i 2.000 miliardi di euro. Dall’avvio della Cassa del Mezzogiorno nel 1950 al 2008 sono stati investiti 342,5 miliardi di euro. Nelle regioni orientali tedesche 70 miliardi di euro in media all’anno, nel Mezzogiorno 6 miliardi l’anno".



"Il Mezzogiorno è stato troppo ingannato e troppo deluso, perché debba provare ancora delusioni”,
conclude Scannapieco citando una frase di Francesco Saverio Nitti. Ebbene "oggi le risorse rese disponibili dai fondi europei e nazionali attraverso il PNRR sono ingenti. Se saranno impiegate adeguatamente e se saranno anche occasione di accrescere la qualità delle politiche ordinarie e dell’azione amministrativa, il Mezzogiorno, come il resto del paese, potrà conseguire un deciso miglioramento delle sue prospettive di sviluppo e assicurare ai suoi cittadini una migliore qualità della vita".




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