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Governo, mercoledì fiducia parte dal Senato. Conte: "Decisione spetta a Draghi"

Frattura nel Movimento 5 stelle. Dalla destra pressione per andare alle urne. Da associazioni, scuola e università appelli al premier: "Resti alla guida del governo"

Economia, Politica ·
(Teleborsa) - Il primo esame con la fiducia sarà a Palazzo Madama mercoledì da dove partiranno le comunicazioni del presidente del Consiglio e il successivo dibattito. La decisione, comunicata oggi, è il frutto dell'accordo tra i presidenti del Senato Elisabetta Casellati e della Camera Roberto Fico.

"Adesso la decisione non spetta a noi ma spetta al premier Draghi. L'atteggiamento di responsabilità ci impone di chiedere al presidente Draghi che le priorità da noi indicate vengano poste nell'agenda di governo". Questa la posizione espressa dal leader del Movimento cinque stelle Giuseppe Conte al termine della tre giorni di assemblea del Movimento. Iniziata sabato scorso, proseguita domenica e convocata nuovamente oggi dalle 14, la riunione ha fatto emergere una frattura tra la componente contiana e antigovernativa e chi è, invece, contrario a uscire dal governo. Il capogruppo del M5s alla Camera, Davide Crippa, aveva appoggiato la richiesta di Iv e Pd di far tenere al premier Mario Draghi le sue comunicazioni, mercoledì, prima alla Camera e dopo al Senato perché il provvedimento che ha dato il via alla crisi, cioè il Dl Aiuti "non votato dal M5s", è stato approvato prima alla Camera. "Siamo alla farsa. Ora Pd e M5s chiedono a Draghi di comunicare prima alla Camera e poi al Senato solamente perché Conte è più debole alla Camera. Giochini vergognosi – hanno commentato i capigruppo di Camera e Senato della Lega Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo – che vanno contro la prassi che vuole che le comunicazioni del Presidente del Consiglio siano fatte nella camera di prima fiducia o dove si è generata la crisi. In entrambi i casi, quindi, al Senato. Gli italiani meritano rispetto, serietà e certezze".



Dalla destra si levano gli appelli per un ritorno al voto. "Noi chiediamo stabilità per il paese, stabilità che non si può avere con il M5s al governo. La soluzione è o un governo Draghi senza 5s o si va a votare", ha detto il coordinatore di FI Antonio Tajani a margine dell'incontro con Silvio Berlusconi. "Appelli, ripensamenti, suppliche e giravolte: per paura di esser sconfitta, la sinistra è disposta a tutto pur di scongiurare il ritorno al voto. Possono fuggire quanto vogliono, arriverà presto il giorno in cui dovranno fare i conti col giudizio degli italiani" ha commentato la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. "Basta con l'indegno teatrino di 5Stelle e Pd che, come spiegato giovedì dal presidente Mario Draghi, ha fatto venir meno 'il patto di fiducia' su cui era nato questo governo. Il Parlamento è ormai completamente delegittimato: basarsi su transfughi e maggioranze ballerine non garantisce stabilità ed è in contrasto con quanto desiderato esplicitamente dal premier che non vuole cambiare in corsa le forze che lo sostengono. A questo punto, diamo agli italiani la possibilità di scegliere un nuovo Parlamento che finalmente, e per cinque anni, si occupi di lavoro, sicurezza e salute degli Italiani, altro che droga libera, Ius Soli o Ddl Zan" ha detto il vicesegretario della Lega, Lorenzo Fontana.

Sono, tuttavia, sempre più numerosi gli appelli affinché venga scongiurata una crisi di governo. L'ultimo, indirizzato a Draghi, arriva dal mondo dell'associazionismo ed è firmato da Acli, Arci, Azione Cattolica, Confcooperative, Cnca, Fuci, Gruppo Abele, Legambiente, Legacoop Sociali, Libera, Meic, Movimento Politico per l'Unità, ed è aperto ad altre sottoscrizioni.

Scendono in campo anche i rettori e il mondo della scuola affinché Draghi resti alla guida del governo. "Caro presidente Draghi, l'università ha bisogno di lei. Per questo vogliamo farle avere un rinnovato messaggio di stima – scrive in una lettera al Corriere della Sera il presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane Ferruccio Resta –. I giovani studenti del nostro Paese hanno bisogno di esempi da seguire e di riferimenti da ricordare. Gli studenti vivono questa ennesima vicenda con rassegnazione. Non scenderanno in piazza non perché non abbiano un'opinione a riguardo, ma perché ipotizzo non abbiano né la voglia né l'interesse ad assecondare i giochi della politica".

"Presidente resti, la scuola ha ancora bisogno di Lei – si legge nella lettera aperta diffusa e firmata da Tuttoscuola che ha superato in pochissimo tempo migliaia di adesioni – Non deluda quelle migliaia e migliaia di giovani che grazie a Lei stanno ritrovando fiducia nel futuro. Non deluda le aspettative di milioni di famiglie, di docenti e di dirigenti scolastici che dal Pnrr che Lei sta conducendo in porto, insieme ad altre riforme decise in questi mesi, si aspettano nuove condizioni di riscatto sociale e di rilancio dell'azione formativa".

"Non si vende la pelle dell'orso prima di averlo preso" è, infine, il commento tranchant dell'Alto rappresentante della politica estera dell'Ue Josep Borrell sul fatto che a Mosca stiano festeggiando la crisi del Governo Draghi.


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