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Reddito di cittadinanza, come cambia con la manovra del governo Meloni

Economia ·
(Teleborsa) - La manovra approvata dal governo Meloni cambia le regole sul reddito del cittadinanza. Si tratta di una stretta per il prossimo anno prima della sua cancellazione e sostituzione con un nuovo sostegno che avrà un nome diverso e sarà destinato a fragili e over 60. Il Sole 24 Ore riporta che grazie alle nuove misure le casse dello Stato risparmieranno 734 milioni di euro. L'idea della cancellazione immediata del beneficio già dall'1 gennaio 2023, avrebbe invece permesso di risparmiare 1,8 miliardi ma è stata alla fine accantonata dall’esecutivo.

"Il Reddito di cittadinanza alla fine del 2023 per chi può lavorare è abolito - ha dichiarato Meloni intervenendo all’assemblea di Confartigianato a Roma –, nel 2023 abbiamo scelto di immaginare un periodo transitorio ma abbiamo ristretto i paletti stabilendo il banale principio che alla prima offerta di lavoro che rifiuti ti decade il reddito di cittadinanza, in terzo luogo stabiliamo che se lo prendi devi stare sul territorio italiano, altrimenti c’è qualcosa che non funziona".

I percettori del reddito di cittadinanza considerati “occupabili” (tra i 18 e i 59 anni) avranno il sussidio per i primi otto mesi nel 2023, quindi fino ad agosto compreso. Sarà un sussidio “a tempo”. Dopodiché, terminata questa “soluzione ponte”, alla prima offerta di lavoro congrua rifiutata il reddito sarà tolto. Si tratta, secondo i dati della relazione tecnica allegata all’articolo della manovra, di 404mila nuclei che già ricevono il reddito. Al milione circa di famiglie che ricevono annualmente il sostegno, vanno infatti sottratti i nuclei in cui è presente un minore, un anziano over 60 o un disabile. E, come annunciato in conferenza stampa da Giorgia Meloni e dalla ministra del Lavoro Marina Calderone, anche una donna in gravidanza.

Dall’1 gennaio 2023, data di entrata in vigore della legge di Bilancio, i percettori considerati “occupabili” avranno sei mesi per formarsi, partecipando a corsi di formazione, per essere accompagnati nella ricerca di un posto di lavoro. Per chi non parteciperà alla formazione il beneficio decadrà. Le Regioni dovranno trasmettere all’Anpal gli elenchi delle persone che non rispetteranno l’obbligo di frequenza.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha proposto infine di togliere il reddito a chi non assolve l’obbligo scolastico. "In Italia - ha ricordato - ci sono 364.101 percettori di reddito di cittadinanza nella fascia tra i 18 e i 29 anni. Di essi 11.290 possiede solo la licenza elementare o nessun titolo, e altri 128.710 soltanto il titolo di licenza media. Noi riteniamo si debba prevedere l’obbligo di completare il percorso scolastico per chi lo abbia illegalmente interrotto o un percorso di formazione professionale nel caso di persone con titolo di studio superiore ma non occupate né impegnate in aggiornamenti formativi, pena in entrambi i casi la perdita del reddito, o dell’eventuale misura assistenziale che dal 2024 lo sostituirà".





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