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Venerdì 20 Ottobre 2017, ore 23.49
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Gli spread non si curano con la tachipirina

Se la causa degli spread sono le politiche economiche inadeguate, sono queste che vanno cambiate.

Vincenzo Russo
Vincenzo Russo
Ordinario di Scienza delle Finanze presso l'Università La Sapienza, Roma. Autore del blog enzorusso2020
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Se questi sono i fondamentali dell'economia reale è chiaro e lampante che c'è per l'Italia un problema di sostenibilità del debito pubblico nel medio lungo termine. E gli spread riflettono il rischio paese. Gli spread denunciano il fallimento delle politiche economiche e finanziarie seguite fin qui.

In Spagna è scoppiata la bolla immobiliare e si è aggravata la situazione delle banche. I fondamentali dell'economia reale sono peggiori di quelli dell'economia italiana. Si parla di rischio contagio ma la nostra economia è malata di suo.

Possiamo deprecare le società di rating perché constatano una situazione del genere? Il governo Monti ha reagito attuando la ricette prescritte dalla BCE nell'agosto 2011 al governo Berlusconi. Dette ricette di stampo monetarista e liberista non hanno funzionato in altri paesi e non sembra che stiano funzionando in Italia. Che fare allora in una situazione in cui al centro della UE non c'è un vero e proprio governo dell'economia? Al Vertice di fine giugno, si è deciso di far intervenire il fondo salva-Stati per salvare direttamente le banche spagnole, ma si è anche deciso - a quanto pare - di utilizzare lo stesso fondo salva-Stati per calmierare gli spread. Questi penalizzano le imprese dei paesi euromed che devono pagare interessi più alti. Ma se la causa degli spread sono le politiche economiche inadeguate, sono queste che vanno cambiate. La febbre può essere abbassata dalla tachipirina, ma poi bisogna curare le vere cause della malattia.

Al Vertice di fine giugno il nostro Presidente del Consiglio avrebbe proposto un piano anti-spread ma tuttora non c'è un pezzo di carta che lo dimostri. Non c'è alcuna menzione di detto piano nel comunicato finale del Vertice. Non c'è un documento della Commissione o della BCE. Si inseguono le voci che quest'ultima stia lavorando ad esso e si susseguono le posizioni di dissenso da parte di esponenti della Bundesbank e di economisti tedeschi. Si parla anche di aspetti tecnici come di fascia di oscillazione, di difesa di un tasso di riferimento da non comunicare ai mercati. Si è parlato di documento riservato in vista del Vertice di fine Giugno ma dopo due mesi , esso non si materializza. C'è un grave problema di trasparenza.

A fronte di pesanti critiche dirette al Presidente della BCE da parte della stampa tedesca, l'Eurotower smentisce lo Spiegel sull'introduzione di un limite ai rendimenti dei titoli pubblici. Ma la Bundesbank conferma la sua opposizione nel suo ultimo Bollettino mensile ed afferma che tocca ai governi la gestione della politica economica per la crescita e lo sviluppo e tenere i conti in ordine. E aggiunge che anche "le decisioni su una possibile più ampia mutualizzazione dei rischi di insolvenza dovrebbero spettare ai governi e ai Parlamenti e non dovrebbero (avvenire) passare attraverso i bilanci delle banche centrali".
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