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Martedì 18 Febbraio 2020, ore 17.34
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L'arrocco del potere: perché, dappertutto, sempre le stesse facce

La gerontocrazia italiana è il frutto di un sistema di potere bloccato da una guerra di trincea che dura da 20 anni.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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La sclerotizzazione della rappresentanza politica non ha caratterizzato solo i due schieramenti politici maggiori, centrodestra e centro sinistra, ma anche quelli di centro e le altre forze alternative: i nomi che girano sono sempre gli stessi da vent'anni, da Fini a Casini, da Berlusconi a Bersani, a Di Pietro. Lo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, era ai vertici del PCI già negli anni '50, così come il Professor Mario Monti era già presidente della Bocconi nel 1995 ed allora nominato Commissario europeo.

Il perché del mancato ricambio del personale politico sta nella logica della Seconda Repubblica: si fonda sulla conquista del potere politico maggioritario e non sulla rappresentanza democratica proporzionale. Il Parlamento non è più il luogo in cui si trova la sintesi del consenso popolare ma è la sede della ratifica del programma politico dei partiti che vincono le elezioni: si vota per scegliere un Governo. Per questo, più che della libertà degli eletti dal popolo, si ha la necessità della fedeltà dei "nominati" dai partiti.

Mancando il voto di preferenza, i parlamentari non hanno più una loro diretta ed immediata legittimazione elettorale e la loro ricandidatura è rimessa nelle mani dei vertici di partito: ne consegue che il loro potenziale politico per mettere in discussione l'establishment ed avviare un percorso di ricambio è estremamente limitato. Le primarie, quando si fanno, non possono che confermare gli equilibri negli apparati: misurano al più il dissenso.

C'è, infine, una ragione eccezionale: il centrodestra nasce nel '93 sulla base di un programma elettorale di stampo liberale, ma ha portato e soprattutto mantenuto al governo esponenti che si erano formati all'interno di forze antisistema, AN erede del Msi e la Lega separatista e talora xenofoba. Pur avendo governato per circa 16 anni negli ultimi 20, i suoi esponenti e tutti coloro che hanno aderito esplicitamente a questa maggioranza non sono stati ritenuti integrabili nell'alveo delle elitès legittimate tradizionalmente: i poteri cosiddetti forti li hanno tenuti fuori. Nessun ricambio.

Così, dopo 20 anni di Seconda Repubblica, ci ritroviamo non solo con le stesse facce ma con gli stessi problemi: un tessuto economico fondato prevalentemente sulle piccole e medie imprese ma assai poco rappresentato; un apparato istituzionale, amministrativo e politico, smisurato che serve solo ad intermediare interessi economici e che sopravvive grazie ad una pressione fiscale enorme.

In questo arroccamento sono invecchiati tutti, da una parte e dall'altra. E, purtroppo, anche chi si dice portatore del nuovo è spesso più vecchio degli altri.

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