Domenica 12 Luglio 2020, ore 16.02
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Il Katéchon

Teologia politica dell’Europa e dell’euro.

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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L'imperatore Francesco Giuseppe ritratto nel 1910.Qualcosa sta già cambiando e non è poco. Tutti gli obiettivi di disavanzo pubblico sono rinviati di un anno. Ha cominciato la Spagna, ha proseguito il Portogallo e ora tocca a Francia e Italia. Tutta la politica fiscale europea sta passando da fortemente restrittiva a neutrale e perfino espansiva. A questo sta corrispondendo un modesto irrigidimento della politica monetaria, ma l’effetto combinato monetario e fiscale è di fatto espansivo. Non si può dirlo forte, ma l’austerità è rinviata e forse è finita.

Guadagnare un anno non è una brutta cosa, ma per massimizzare e prolungare nel tempo gli effetti di questa boccata d’ossigeno bisognerà che la Germania sostituisca obiettivi qualitativi ai target numerici che ha fin qui imposto ai suoi partner. È meglio una riforma strutturale di un aumento di tasse, è meglio un taglio di spese accompagnato da una riduzione di tasse piuttosto che un disavanzo tagliato con stangate fiscali.

La crisi italiana, per il momento, ha comunque la fortuna quasi sfacciata di cadere in un momento di mercato assolutamente magico. Le imprese americane producono e assumono per ricostituire scorte. I consumi vanno piano, ma la discesa appena iniziata del prezzo della benzina li farà risalire. Sia come sia, una crescita debole conferma la Fed nella sua volontà di perseguire una politica monetaria aggressivamente espansiva a perdita d’occhio. La politica fiscale leggermente restrittiva, grazie anche ai tagli automatici di bilancio che stanno per scattare, non cambia la natura complessivamente pro-crescita della politica economica americana.

Il Giappone si è ormai avviato verso una strada di reflazione a tappe forzate. In Cina la nuova leadership si sta mostrando prudente, ma è probabile che nei prossimi mesi accentui gradualmente il suo profilo pro-crescita. La Germania ha ripreso a camminare (piano) e il resto d’Europa va un po’ meno peggio del previsto. Le borse si trovano poco al di sotto dei massimi storici del 2008 e si sa che in questi casi la voglia di fare segnare un nuovo record è praticamente irresistibile.

Nel breve tutti i semafori sono verdi e i vigili delle banche centrali sorridono e fanno segno di accelerare. La crisi italiana è un motivo in più per allestire un cordone sanitario fatto di buonumore e propensione al rischio. Nelle prossime settimane le cose cominceranno a complicarsi. Fatti nuovi massimi, i mercati si sentiranno più incerti. I tagli americani toglieranno 50mila nuovi occupati al mese. I dati macro che verranno pubblicati in maggio e giugno saranno piuttosto grigi. C’è però ancora tempo.

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