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Martedì 18 Febbraio 2020, ore 16.14
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La fabbrica della liquidità

La Banca del Giappone sostituisce la Fed, non resteremo a secco.

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Se, come abbiamo detto, la politica monetaria giapponese diventerà ancora più espansiva, lo yen si indebolirà nuovamente e la borsa di Tokyo tornerà a crescere. Questo avverrà, se avverrà, da giugno in avanti.

Il momento della verità sarà tra aprile e maggio, quando si potranno valutare i primi effetti dell'aumento dell'Iva e si avrà anche un quadro più chiaro dei progressi di Abe sui due fronti strutturali interni, salari e lobby.

Liquidità zenSu questi fronti non scommettiamo né su un pieno successo né su un completo fallimento. Poiché tuttavia molti investitori esteri hanno ancora aspettative elevate, un esito intermedio potrebbe causare il loro ritiro e una performance di Tokyo ancora negativa, quanto meno in termini relativi.

Azzardiamo l'ipotesi che quello possa essere un momento interessante per un parziale riposizionamento dei portafogli dall'America verso il Giappone. Abe è infatti una sorta di ultima spiaggia. Una discesa dei consumi e un procedere faticoso delle riforme strutturali non ne metterebbero in discussione la leadership (pur indebolendola) e costringerebbero la Banca del Giappone a essere ancora più aggressiva con la svalutazione e con la monetizzazione del debito pubblico.

Per il momento, secondo JP Morgan, le valutazioni dei titoli giapponesi rispetto agli utili 2015 sono sullo stesso livello di quelle dei titoli americani. Secondo Clsa, che considera il Topix, il PE sugli utili 2014 è di 14.0 contro il 15.5 di Wall Street. È poi possibile che si continui a sottostimare il recupero dei margini di profitto delle imprese giapponesi, che da un anno battono con regolarità le stime degli analisti.

(Nella foto: Liquidità zen)
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