Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie.
Chiudendo questa notifica dichiari di aver preso visione e di ACCETTARE LA PRIVACY E I COOKIE DI TELEBORSA.

 
Giovedì 27 Febbraio 2020, ore 11.13
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

La bolla tranquilla

Mercati sereni ma anche senza freni.

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
« 1 2 3 4 »
Succede che le rilevazioni più recenti dell'umore degli investitori individuali americani (le persone fisiche, quindi, non i gestori professionali) diano solo un 37 per cento di ottimisti contro il 62 per cento dell'ottobre 2007, in corrispondenza con il massimo assoluto (1565 sull'SP 500) del ciclo rialzista 2003-2008. Il grande pubblico è generalmente più emotivo degli istituzionali ed è quindi ancora più interessante registrarne le variazioni di umore.

Naturalmente i fautori della scuola del sentiment ritengono che la borsa abbia diritto di salire finché la percentuale di ottimisti non sarà salita almeno al 62 per cento del record precedente.

Sam Heath e una sua creazioneVedremo. Abbiamo però l'impressione, per quanto riguarda gli investitori individuali, che sia avvenuto uno di quei cambiamenti di atteggiamento che avviene una o due volte al secolo. Chi fu scottato dal 1929 non comprò più azioni per il resto della sua vita nemmeno negli Stati Uniti, la patria dell'azionariato di massa. Chi era indebitato nel Giappone degli anni Ottanta, azienda o persona fisica, dopo avere ripagato il debito non ha mai più chiesto in prestito uno yen.

Ci sono traumi che restano stampati nel profondo e non si risolvono più. Molti sono riusciti a superare il crollo del Nasdaq nel 2000, ma la ripetizione dello shock otto anni dopo, su scala generalizzata e senza scampo per nessun settore azionario, ha convinto una generazione a stare alla larga dalla borsa o, al massimo, a delegare a un gestore lo stress della volatilità e della performance.

Lo confermano i dati sui flussi verso i fondi azionari. Dal 2009 all'inizio del 2013, anni in cui l'azionario è raddoppiato di valore, ci sono stati in realtà solo riscatti. C'è voluto il fortissimo rialzo dell'anno scorso per indurre di nuovo il pubblico a mettere qualcosa in borsa. Ci sono stati grandi titoli sui giornali, ma il fenomeno è durato poco. L'ultimo dato disponibile, relativo al maggio di quest'anno, registra addirittura un deflusso netto.

(Nella foto: Sam Heath. Life in a Bubble)
« 1 2 3 4 »
Altri Top Mind
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.