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Giovedì 27 Febbraio 2020, ore 12.34
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Come uscire dalla crisi europea

Vincenzo Russo
Vincenzo Russo
Ordinario di Scienza delle Finanze presso l'Università La Sapienza, Roma. Autore del blog enzorusso2020
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Il secondo punto fondamentale è quello della democrazia "soppressa". L'affermazione è sicuramente congrua se il riferimento va in maniera specialistica alla democrazia di bilancio parte essenziale della democrazia tout court. In questi termini, l'affermazione del prof. Guarino è ampiamente fondata. Serve un inciso per dimostrarla. Per 30-40 anni, la letteratura economica monetarista ha sostenuto che la delicata funzione della gestione della politica monetaria e creditizia doveva essere sottratta alle autorità politiche ed affidata ad un'autorità amministrativa indipendente. Anche un governo italiano di centro-sinistra ha aderito a tale linea di pensiero realizzando nel 1981 il c.d. divorzio tra il ministero del Tesoro e la Banca d'Italia prendendo atto della sfiducia che gli ambienti economici e mercatisti nutrivano nei confronti delle scarse attitudini delle autorità pubbliche a gestire correttamente la politica monetaria. Ma la maggiore realizzazione di questa linea di pensiero è sicuramente la Banca centrale europea. Ci si deve chiedere se dopo il divorzio, la Banca d'Italia ed ora la BCE siano state e siano veramente indipendenti. La mia risposta è negativa e non per assenza di una costituzione monetaria che c'è sia nella Costituzione italiana del 1948 sia nel Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). Il motivo è che anche le costituzioni monetarie e non in alcuni casi sono calpestate e tradite dai governi. In un modo o nell'altro, specialmente quando gli obiettivi fondamentali da perseguire non sono condivisi e quando non c'è accordo sugli strumenti con i quali perseguire anche gli stessi obiettivi apparentemente condivisi. In tali circostanze si crea quella situazione di sfiducia generale per cui le stesse autorità politiche delegano i loro poteri a livelli sempre più alti alzando anche la fonte giuridica per conferirli. Siamo passati così dall'utilizzo del metodo comunitario che attua le norme fondamentali dei Trattati con la definizione di regolamenti attuativi agli "accordi solenni" formalizzati nei c.d. Trattati intergovernativi che, a loro volta, prevedono altri regolamenti attuativi. Il prof. Guarino elenca i principali tra cui quelli già citati per arrivare appunto al Fiscal Compact e ai relativi regolamenti attuativi passando anche per il Trattato di Amsterdam, di Nizza, ecc. Si è creato così una ragnatela di Trattati e regolamenti attuativi che prevedono – come dice il prof. Guarino – "regole robotizzate" che cercano di supplire all'assenza di quella fiducia necessaria alla cooperazione fattiva e solidale in un contesto istituzionale che, a livello centrale, non prevede un vero e proprio governo dell'economia. Questo il quadro generale ma non tutti i Paesi membri e non tutti i governi sono eguali in una Unione a 28 membri ed una eurozona a 17 componenti. Certi governi hanno dato cattiva prova di se in termini di credibilità, autorevolezza e reputazione. In realtà si sono soppressi non tutti i governi dei paesi membri ma solo alcuni per cui si è venuta a creare un primo dualismo: i governi con deroga e quelli senza deroga rispetto all'adempimento delle regole di bilancio sempre più rigorose e imitatrici delle scelte di politica economica e finanziaria. Nella logica della ragnatela di Solone, i governi forti si liberano dalla presa della ragnatela, quelli deboli vi rimangono impigliati e vengono divorati dal ragno.
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