Mercoledì 8 Luglio 2020, ore 16.36
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Nomadi incursori

Da Genghiz Khan a Kyle Bass, dalle steppe alla grande Pechino

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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In questo 2016 i ribassisti hanno a disposizione un'eccezionale serie di spauracchi da agitare. I rialzi della Fed (in teoria otto, tra 2016 e 2017), Brexit in giugno, le elezioni americane in novembre. Come basso continuo hanno a disposizione le (sempre meno) alte valutazioni, la Cina misteriosa su cui da Marco Polo in qua fioriscono regolarmente le leggende più inverosimili, il petrolio che si trascinerà dietro lutti e rovine e le banche europee, i cui regolatori (tranne la Bce) sembrano solo ansiosi di divorare i soldi di azionisti, obbligazionisti e correntisti.

Tamerlano nei Giardini di SamarcandaNonostante questo, il mondo visto dalle banche centrali non è così preoccupante. Il 2015, nel suo complesso, ha visto una crescita americana dell'1.75 per cento rispetto al 2014 nel suo complesso. L'1.75 è esattamente il livello di crescita potenziale (cioè non inflazionistica) calcolato dalla Fed per gli Stati Uniti. L'obiettivo è, per i prossimi anni, di stabilizzare la crescita su questo livello e abbassare a 100mila il numero di nuovi posti di lavoro al mese, in modo da evitare l'inflazione salariale. Per questo la Fed intende alzare i tassi dolcemente.

L'Europa, anche con un euro in temporaneo recupero, dovrebbe comunque riuscire a crescere un po' di più dell'anno scorso. La Cina non sembra certo orientata verso politiche restrittive. Quanto alle fughe di capitale, una parte importante appare sempre più costituita dal rimborso anticipato dei debiti in dollari contratti dalle imprese. Ogni dollaro che esce dalla Cina per questo è un dollaro in meno di reserve, certo, ma è anche un dollaro in meno di debito delle imprese verso l'estero. Chi agita lo spauracchio delle reserve in calo dovrebbe per correttezza considerare anche il lato positivo.

E ora una domanda a bruciapelo. Come si chiama il segretario al Tesoro degli Stati Uniti? Qualcuno sa come passa le sue giornate? C'era un tempo in cui il segretario al Tesoro era potentissimo e disegnava strategie fiscali e accordi valutari con il mondo intero. Oggi sembra tutto appassito. Da ottimisti, tuttavia, non escludiamo l'ipotesi che un mini Plaza (il Plaza fu uno storico accordo, era il 1985, per indebolire il dollaro) sia già in vigore da qualche tempo, anche se solo di nascosto.
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