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Giovedì 27 Febbraio 2020, ore 13.04
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Emergenti

Di nuovo interessanti, finalmente

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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In questo nuovo clima di ritrovata pace tra mercati e banche centrali il piatto del giorno è costituito dagli emergenti. Il dollaro bloccato nel suo rialzo fornisce infatti un pavimento alle materie prime. La ripresa delle materie prime, a sua volta, è abbastanza forte da ridare colore ai paesi produttori come Brasile e Russia, ma non così forte da costituire un problema per gli emergenti importatori come Cina, India e Turchia. Gli emergenti hanno dalla loro parte anche le basse (o comunque non alte) valutazioni, gli elevati rendimenti, i cambi equilibrati e il fatto di essere ormai sottorappresentati nei portafogli.

Se consideriamo poi la maggiore cautela da parte della Fed nell'alzare i tassi sgombriamo il campo dalla maggiore preoccupazione per chi investe in emergenti.

Lo slum di La Boca. Buenos AiresNon va infine dimenticato che anche sul piano politico il momento peggiore per questi paesi potrebbe essere alle spalle. La Russia vedrà prima o poi un addolcimento delle sanzioni economiche europee. La Turchia, grazie alla questione dei rifugiati, ha ripreso a godere di una particolare attenzione europea che si concretizza in aiuti economici e aperture agli scambi commerciali. In Brasile il processo di cambiamento politico sta prendendo velocità (il Sud Africa è più indietro ma Zuma è ormai sorvegliato a vista). L'Argentina è in piena svolta positiva, mentre il populismo chavista ha perso ogni forza propulsiva in tutta l'America Latina. Sul fronte orientale Arabia Saudita e stati satelliti sono impegnati in un processo positivo di autoriforma economica, mentre l'Iran è ogni giorno meno lontano dai mercati internazionali. India e Messico, dal canto loro, si confermano paesi politicamente stabili e con buoni tassi di crescita.

Detto questo, vorremmo mettere in guardia da eccessi di entusiasmo. Sugli emergenti è sempre infatti difficile trovare giudizi equilibrati e si alternano periodi di euforia (come è stato nel decennio scorso) con fasi di totale rifiuto (crisi asiatica, decennio attuale). Non dimentichiamo che, solo due mesi fa, i mercati scontavano default a catena di paesi produttori di materie prime.
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